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GUARDIA DI FINANZA

Responsabilità penale degli enti: all'università Cattolica il focus per le aziende

Il procuratore Bonfigli: «Le imprese si facciano presidio di prevenzione»

Andrea Fiori

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11 Marzo 2026 - 19:45

  Responsabilità penale degli enti In Cattolica il focus per le aziende

L'aula magna dell'Università Cattolica

CREMONA - Non è più soltanto una questione di singoli individui o di manager che finiscono nelle maglie della giustizia. Oggi, a sedere idealmente sul banco degli imputati, può essere l’azienda stessa, intesa come entità giuridica e organizzativa. È questo il cuore del convegno ‘Responsabilità amministrativa da reato degli enti: prassi applicative nel territorio’, ospitato oggi all’Università Cattolica di Cremona per sviscerare le complessità del Decreto Legislativo 231 del 2001 alla presenza straordinaria anche del Comandante regionale della Guardia di Finanza Paolo Compagnone.

Secondo il Procuratore Capo di Cremona, Silvio Bonfigli, il decreto 231 non deve essere un semplice onere burocratico, ma rappresenta un’opportunità per elevare la qualità del mercato. Trasformando l’impresa in un presidio attivo di governance e prevenzione, la norma favorisce infatti un rapporto più sano e trasparente tra istituzioni e tessuto produttivo locale.

Tuttavia, il passaggio dalla teoria alla pratica non è privo di ostacoli, come evidenziato dal professore di diritto penale Francesco Centonze. Il nodo cruciale resta la piccola e media impresa padronale, tipica del nostro tessuto economico, dove l’imprenditore spesso percepisce le procedure come inutili, convinto che la propria presenza fisica sia garanzia sufficiente di legalità. Manca inoltre, secondo il docente, una vera ‘logica di premialità’ che spinga le aziende all’autodenuncia o a una trasparenza totale in caso di acquisizioni societarie.

pubblico

Sotto il profilo operativo, il sostituto procuratore Alessio Dinoi ha confermato l’attenzione crescente della Procura di Cremona: dal 2021 le indagini sono diventate più stringenti, portando negli ultimi tre anni a otto sentenze, tutte di condanna. Un monito chiaro, rafforzato dalle parole del tenente colonnello Alessandro Di Filippo, che ha illustrato le pesanti sanzioni: non solo multe pecuniarie, ma interdizioni che possono paralizzare l’attività, confische e anche la pubblicazione della sentenza con il conseguente danno reputazionale.

La voce dell’industria, affidata all’avvocata Beatrice Buzzella (Coim e Green Oleo), ha invece spostato l’accento sulla compliance come opportunità di chiarezza amministrativa, citando la gestione dei dati come una delle nuove frontiere del rischio. In chiusura, il Procuratore Generale di Brescia, Guido Rispoli, ha ribadito la filosofia profonda della norma: il contrasto al grande crimine passa inevitabilmente attraverso gli enti. L’obiettivo finale non è la sola repressione punitiva fine a se stessa, ma la diffusione e la creazione di una cultura della prevenzione che protegga l'economia sana dalle infiltrazioni dell'illegalità.

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