L'ANALISI
06 Marzo 2026 - 19:07
CAPPELLA DE' PICENARDI - Più della metà della sua vita l’ha passata a Cappella de’ Picenardi e la sua comunità che, questa mattina, ha voluto accompagnare don Giuseppe Bettoni nel suo ultimo viaggio.
A fatica la chiesa parrocchiale ha contenuto le tante persone che hanno partecipato alle esequie del parroco che ha guidato per quarantotto anni il paese di poco più di quattrocento anime.
Tanti volti tra «ricordi, gratitudine e affetto» come ha sottolineato il vescovo Antonio Napolioni, che ha celebrato il funerale insieme al vescovo emerito Dante Lafranconi, il vicario generale don Antonio Mascaretti e gli altri preti dell’unità pastorale Cafarnao tra cui il moderatore don Giovanni Fiocchi.
Con loro anche il sindaco di Cappella de’ Picenardi Raffaele Leni e i primi cittadini di Bozzolo (paese natale di don Bettoni) Giuseppe Torchio e Alfredo Gorni di Vescovato (dove il sacerdote ha iniziato il proprio ministero come vicario dal 1964 al 1978 e dove ha anche insegnato religione alle scuole medie).
«Non era facile tener testa a don Giuseppe nel dialogo – ha ricordato Napolioni –. Era lui che teneva le danze. E, in qualche modo, la regia di questo momento è ancora sua. Una figura decisa e carismatica, ma anche un sognatore di bellezza, di vita, di fede e di santità che si è dedicato alle anime e alle pietre, perché le pietre diventassero segno dell’accoglienza nei confronti di famiglie, di persone, di bisogni».
Il vescovo ne ha tracciato il profilo come lo stesso don Bettoni l’aveva preparato, consegnando anni fa a Napolioni alcuni foglietti e descrivendosi in sette punti.
«Chi è don Giuseppe Bettoni? Un sacerdote ancora operativo (anziano); un sacerdote ammalato; un sacerdote povero e umile; un sacerdote che vive da solo nella grande casa parrocchiale; un sacerdote artigiano, imprenditore, muratore (il committente è Gesù); un sacerdote completamente fiducioso nella Divina Provvidenza e nella Divina Misericordia; un sacerdote che fermamente crede, spera, confida nella divina onnipotenza della Santissima Trinità. Un sacerdote un po’ particolare» terminava la lettera.
Ma che ha lasciato un segno indelebile nelle tante persone che lo hanno conosciuto. Poi la benedizione del feretro e il corteo verso il cimitero locale per la tumulazione.
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