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VERSO IL REFERENDUM

«Via la politica dal Csm, così la giustizia vince»

Noi Moderati: le ragioni del SÌ con Crotti, Parati, Romanelli, Preioni, Grillo e Pinardi: «Quando l’accusatore e il giudice abitano lo stesso palazzo l’equità è in pericolo»

Gianpiero Goffi

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redazione@cremonaonline.it

06 Marzo 2026 - 08:46

«Via la politica dal Csm, così la giustizia vince»

In prima fila da sinistra: Franco Antonio Pinardi, Tito Preioni e Carlo Maria Grillo. In seconda fila da sinistra: Maria Luisa Crotti, Marilena Gigliotti, Micol Parati e Alessio Romanelli

CREMONA - Ribattere punto per punto alle obiezioni dei sostenitori del No alla riforma Nordio della magistratura, chiarendone i contenuti a beneficio dei cittadini chiamati a votare al referendum confermativo del 22-23 marzo. Questo l'obiettivo dichiarato, ieri pomeriggio in sala Puerari, del convegno promosso da Noi Moderati a sostegno del . Con due assenze di rilievo rispetto alla scaletta: quella dell'ex ministro Maria Stella Gelmini, impegnata al Senato, e quella del responsabile provinciale di Noi Moderati, Simone Beretta.

A introdurre l'incontro, guidato dall'avvocato Marilena Gigliotti, consigliere della Camera penale di Cremona, il coordinatore cittadino del partito, Giorgio Everett, e quello di Crema, Enzo Bettinelli, che ha evidenziato i due aspetti della riforma sottoposta agli elettori (tecnico e politico-sociale) e motivato il "Sì convinto" di Noi Moderati per un sistema giudiziario equo ed efficiente. L'avvocato Gigliotti ha a sua volta parlato di una scelta epocale rispetto a un percorso già avviato da tempo, con la riforma Vassalli del Codice di procedura penale (1989), corrispondente al disposto dell'articolo 111 della Costituzione secondo il principio del giusto processo, e ha lamentato lo scaldarsi dei toni nel corso della campagna elettorale.

Il coordinatore cittadino del partito, Giorgio Everett

Ha anche ricordato un monito del celebre costituente Piero Calamandrei: 'Quando l'accusatore e il giudice abitano lo stesso palazzo e mangiano alla stessa mensa, la giustizia è in pericolo'. È stata poi la stessa Gigliotti a sottoporre ai relatori le contestazioni del No. Particolarmente incisivo l'intervento di Carlo Maria Grillo, mezzo secolo in magistratura, fino alla presidenza del Tribunale di Cremona, a quella della Corte d'appello di Trento e al ruolo di consigliere nella Corte di Cassazione. A proposito della separazione delle carriere fra magistrati giudicanti e magistrati requirenti ha denunciato 'fandonie colossali' di inesperti e 'falsità' di giuristi nel corso di una campagna referendaria incattivita e instupidita, oltre che politicizzata.

Ha portato in proposito alcuni maliesempi, tra i quali la nota intervista del procuratore Nicola Gratteri, e ha negato che, se vincesse il Sì, la magistratura finirebbe sottoposta alla politica: sull'autonomia e indipendenza della magistratura l'articolo 104 della Costituzione rimane intatto. Un altro magistrato, Tito Preioni, ha affrontato il nodo del sorteggio in base al quale saranno designati – grazie a una riforma di carattere liberale e garantista – i componenti dei due distinti Consigli superiori della magistratura (uno per i giudici, uno per i pubblici ministeri).

Il metodo del sorteggio – ha argomentato – si rende necessario perché l'unico CSM si è trasformato, da organo tecnico di garanzia a organo marcatamente politico a seguito del consolidamento delle correnti nell'Associazione nazionale magistrati. "Se chiedo il voto per entrare nel CSM – ha esemplificato Grillo – firmo una cambiale in bianco a chi mi propone e a chi mi vota e mi porta i voti". L'avvocato Maria Luisa Crotti, presidente della Camera penale della Lombardia orientale, ha invece confutato l'accusa secondo la quale la riforma costituisce un attacco all'equilibrio dei poteri, che al contrario ne uscirebbe migliorato. Ha poi illustrato i distinti concetti di terzietà, indipendenza e autonomia del giudice, delineando uno schema processuale corrispondente a un triangolo equilatero e non sfalsato.

Il pubblico presente al convegno di Noi Moderati

Dell'Alta Corte disciplinare, che dovrebbe sostituire l'attuale sezione disciplinare dell'unico CSM, ha trattato l'avvocato Micol Parati, presidente della Camera penale di Cremona e Crema, fornendo anche i dati delle segnalazioni di irregolarità giunte nel 2025: 1.587, a fronte delle quali si sono registrate 35 condanne di magistrati, solo 4 delle quali con la sanzione della rimozione. I magistrati saranno in gran parte "virtuosi" – ha chiosato – ma il problema è che l'attuale sezione disciplinare non è tenuta a motivare le decisioni. Il presidente dell'Ordine degli avvocati, Alessio Romanelli, si è appellato alla partecipazione dei cittadini al referendum, "importantissimo istituto di democrazia diretta", perché è nell'interesse di tutti un processo giusto che si svolga davvero "nel contraddittorio fra le parti in condizioni di parità davanti a un giudice terzo e imparziale", come previsto dalla Costituzione.

Particolarmente sferzante l'intervento di Franco Antonio Pinardi, segretario generale della Confederazione dei giudici di pace, che ha denunciato una situazione "indecente" nei tribunali, "molto più grave di quella emersa" con lo scandalo Palamara, e ricordato il ruolo, non sottovalutabile, dei magistrati onorari ai quali si deve la metà delle sentenze pronunciate in Italia. Infine, l'avvocato Giorgio Lazar, referente per la Giustizia di Noi Moderati, ha portato il caso-limite, nell'intercambiabilità delle carriere, di due stretti collaboratori di Silvio Berlusconi, che si sono trovati di fronte, come giudice, l'ex pm di Mani pulite Piercamillo Davigo.

Sulla separazione è tornato Preioni in un breve intervento seguito ad alcune domande del pubblico, facendo osservare come essa esista in quasi tutti gli Stati europei con l'eccezione, finora, oltre che dell'Italia, della Bulgaria, della Grecia e della Romania. Infine, dagli organizzatori di Noi Moderati è arrivato un forte appello ad andare a votare. I sostenitori del Sì puntano infatti soprattutto su una larga e consapevole partecipazione dei cittadini; in caso contrario – ha aggiunto Pinardi – "se vince il No, avremmo una politica debitrice nei confronti della magistratura".

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