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‘Lombardia per le donne’, 400 euro al mese per non dover scegliere tra lavoro e famiglia

Il contributo è destinato a rimborsare le spese già sostenute per servizi di baby-sitting, educazione, assistenza e cura, oltre ai servizi di supporto alla gestione amministrativa dei servizi di cura

La Provincia Redazione

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05 Marzo 2026 - 14:23

‘Lombardia per le donne’, 400 euro al mese per non dover scegliere tra lavoro e famiglia

MILANO - In Lombardia il lavoro delle donne continua a scontrarsi con il peso dei carichi di cura familiari. Secondo elaborazioni su dati ISTAT e INPS, oltre una donna occupata su tre in regione lavora part-time e, in circa sei casi su dieci, si tratta di una scelta non volontaria ma legata alla necessità di seguire figli o familiari non autosufficienti. Ancora più significativo il dato sulle uscite dal mercato del lavoro: ogni anno migliaia di donne lombarde lasciano l’occupazione dopo la maternità o per assistere un parente malato, con una quota femminile che supera l’80% delle dimissioni per motivi familiari.

È in questo contesto che Regione Lombardia lancia il bando ‘Lombardia per le donne’, che prevede un contributo fino a 400 euro al mese, per un massimo di 12 mesi, destinato a rimborsare le spese già sostenute per servizi di baby-sitting, educazione, assistenza e cura, oltre ai servizi di supporto alla gestione amministrativa dei servizi di cura.

Ad annunciare la misura è l’assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro Simona Tironi, in vista della Giornata internazionale della Donna. «Questo provvedimento nasce da una scelta politica chiara: non accettare che il prezzo della cura ricada quasi esclusivamente sulle donne. In Lombardia troppe lavoratrici sono ancora costrette a ridurre l’orario, a rinunciare a opportunità di crescita o addirittura a lasciare il lavoro quando diventano madri o quando un familiare si ammala».

«Con ‘Lombardia per le donne’ vogliamo rompere questo meccanismo silenzioso ma che trovo profondamente ingiusto in quanto impoverisce le famiglie e priva il sistema produttivo di competenze ed esperienza. Non è solo una misura di welfare, ma un investimento sulla dignità del lavoro femminile e sulla libertà di scelta. Una Regione moderna deve accompagnare le donne nei momenti più delicati della vita, perché senza servizi non c’è reale parità e senza parità non c’è sviluppo. Una donna che resta nel lavoro è una risorsa per sé stessa, per la propria famiglia e per l’intera comunità lombarda».

Il contributo è riservato alle donne residenti in Lombardia con ISEE ordinario fino a 50.000 euro e con carichi di cura, che abbiano avviato o ripreso un’attività lavorativa da non più di 180 giorni. Possono presentare domanda lavoratrici dipendenti, anche part-time, con contratto di almeno sei mesi, libere professioniste, autonome o imprenditrici con partita IVA, oltre a chi ha trasformato il contratto da part-time a full-time negli ultimi sei mesi.

Rientrano tra le beneficiarie anche le donne che, pur lavorando da più tempo, abbiano avuto un figlio o una figlia, o un ingresso in famiglia per adozione o affido, da meno di 12 mesi. Accedono al contributo le madri con figli minori fino a 14 anni, o fino a 18 anni in caso di disabilità, così come le donne che assistono un coniuge, convivente o parente convivente entro il secondo grado con disabilità riconosciuta.

Sono rimborsabili le spese documentate per servizi di baby-sitting, educazione, assistenza e cura, inclusa la custodia temporanea come i centri estivi, acquistati tramite contratti di lavoro regolari, libretto famiglia INPS, agenzie o cooperative di servizi, oppure tramite abbonamenti e rette. Le spese restano valide anche se il contratto è intestato a un altro componente del nucleo familiare (ad esempio, il marito).

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