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CARABINIERI E GUARDIA DI FINANZA

Caporalato e immigrazione clandestina, tre arresti tra Cremona e Brescia

Riscontrata anche evasione del fisco per 670mila euro. A finire in manette sono tre donne di nazionalità rumena: una è stata condotta in carcere, due agli arresti domiciliari, una di loro è residente nel Cremasco

La Provincia Redazione

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05 Marzo 2026 - 11:36

Lavoro nero e immigrazione clandestina, tre arresti tra Cremona e Brescia

CREMONA - Maxi operazione, condotta tra le province di Cremona e Brescia, della Guardia di Finanza di Rovato, carabinieri di Chiari e Ispettorato del Lavoro di Brescia, che ha sgominato un associazione a delinquere basata sullo sfruttamento del lavoro irregolare e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. A finire in manette sono tre donne di nazionalità rumena, una è stata condotta in carcere, due agli arresti domiciliari, una residente nel Cremasco.

A loro vengono contestati, a vario titolo, i reati di: intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, in danno di 14 cittadini moldavi — tra cui 3 minorenni — privi di regolare titolo di soggiorno; favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, in relazione a 15 cittadini moldavi — di cui 8 minorenni — anch’essi irregolari sul territorio nazionale.

L’inchiesta prende le mosse dall’intervento dell’11 febbraio scorso dei carabinieri di Palazzolo sull’Oglio presso una ditta individuale locale attiva nella lavorazione di prodotti in gomma per conto terzi. Rilevate evidenti anomalie nelle condizioni dei dipendenti, è stato richiesto l’intervento del Nucleo Ispettorato del Lavoro, i cui specialisti hanno svolto accertamenti ispettivi: audizione di tutti gli addetti, acquisizione di documenti e sopralluogo sugli ambienti sotto il profilo della salute e sicurezza.

All’esito delle verifiche in loco, sarebbe emerso l’impiego di lavoratori moldavi, alcuni dei quali minorenni, in un contesto di sfruttamento che avrebbe fatto leva sul loro stato di bisogno e sulla condizione di irregolarità. Il NIL di Brescia ha individuato diversi “indici” di sfruttamentoretribuzioni a cottimo non conformi al CCNL di riferimento; violazioni relative a ferie, permessi, riposi e orario di lavoro; gravi carenze in materia di sicurezza e tutela della salute; alloggi di fortuna, ricavati negli stessi locali di lavoro, in condizioni degradanti.

Su delega della Procura, i Finanzieri di Rovato hanno quindi eseguito approfondimenti economico‑finanziari sui soggetti coinvolti. Dalle analisi sarebbe risultato che, nel tempo, gli indagati avrebbero utilizzato tre differenti ditte individuali, tutte operanti nel medesimo settore e di fatto attive nel medesimo sito di Palazzolo sull’Oglio.

Oltre all’impresa oggetto del primo controllo, sarebbero state impiegate: una ditta chiusa d’ufficio nel dicembre 2025, che avrebbe evaso il fisco per oltre 670 mila euro in due annualità; la chiusura ha impedito l’emissione di fatture e il proseguire dell’accumulo di debiti tributari; una seconda, costituita nel gennaio 2026 come presumibile prosecuzione delle precedenti, formalmente intestata a un dipendente della società ispezionata l’11 febbraio.

Secondo la ricostruzione allo stato disponibile, sarebbe stato adottato il meccanismo fraudolento delle “imprese apri e chiudi”: l’apertura di ditte intestate a differenti titolari, anche per rendere più complessa l’individuazione delle responsabilità in materia di imposte e contributi dei lavoratori.

Ulteriori anomalie riguarderebbero l’assenza di costi documentati per l’acquisto di materie prime, elemento ritenuto sintomatico di possibili irregolarità fiscali che, insieme allo sfruttamento della manodopera, avrebbero consentito di offrire sul mercato un servizio particolarmente concorrenziale. Resta ferma la presunzione di innocenza: la responsabilità penale degli indagati potrà essere accertata solo con sentenza definitiva.

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