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IN FUGA DALLE OFFICINE

Autoriparatori in calo, meno 13% in dieci anni

E Cavalli (Cna) avverte: «I meccanici dovranno essere sempre più ‘elettricisti dell’auto’»

Andrea Fiori

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redazione@laprovinciacr.it

03 Marzo 2026 - 10:05

Autoriparatori in calo, meno 13% in dieci anni

CREMONA - Più auto circolano, meno officine restano aperte. Sembra un paradosso, eppure è la fotografia esatta della realtà che stiamo vivendo sulle nostre strade: da una parte file interminabili di veicoli, spesso datati e bisognosi di cure; dall’altra le saracinesche degli autoriparatori che si abbassano. Questa trasformazione profonda emerge con chiarezza dall’ultimo report dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, che mette in luce come la crescita costante dei mezzi in circolazione non basti più a garantire la sopravvivenza delle attività di manutenzione tradizionali. Un allarme che si intreccia con una transizione ecologica irreversibile, ma densa di incognite per il tessuto produttivo locale.

I dati indicano che l’Italia è il Paese europeo con la maggiore densità di automobili in rapporto alla popolazione, con ben 701 vetture ogni mille abitanti, un record che riflette una dipendenza dalla mobilità privata ancora fortissima. Ma la vera criticità risiede nell’anzianità di questo parco auto: quasi una vettura su quattro nel nostro Paese – il 24,3% – ha già superato i vent’anni di vita. Si tratta di una delle percentuali più alte tra i grandi Paesi industrializzati d’Europa che, unita al fatto che l’Italia vanta il secondo parco auto del continente con 41,3 milioni di mezzi, si traduce in un numero enorme di auto “anziane” da gestire.

autoofficine

Ci si aspetterebbe che, con un numero così alto di veicoli da riparare, il settore goda di ottima salute. Invece l’ultimo decennio ha segnato una contrazione costante del numero di meccanici, carrozzieri ed elettrauto, che a livello nazionale sono diminuiti del 10,1%. A Cremona la situazione è preoccupante: tra il 2014 e il 2024 la provincia ha perso il 13,4% delle imprese attive, passando da 397 a 344 unità. In Lombardia, solo la provincia di Mantova ha fatto registrare un dato peggiore del nostro (-14,8%). «La chiusura di 50 officine in dieci anni nella nostra provincia è un segnale che non può essere ignorato – commenta Alessandro Torresani, presidente della categoria Meccatronici di Confartigianato Cremona –. Oggi il meccatronico non è più solo un riparatore, ma una figura altamente specializzata che deve investire continuamente in formazione e attrezzature.

cavalli

Sulla stessa linea Marco Cavalli, direttore della Cna di Cremona: «Il mondo dell’autoriparazione sta cambiando radicalmente. Il lavoro si è evoluto e richiede strumenti diagnostici avanzati. Non è più solo una questione di manualità, ma di competenze tecniche e requisiti professionali indispensabili per operare sui veicoli moderni». La filiera lombarda è un gigante da 4mila imprese e 45mila addetti, ma il 60% delle officine non è ancora attrezzato per l’elettrico, mentre l’84% del parco regionale viaggia ancora a benzina o diesel. «La figura del meccanico sta diventando un vero ‘elettricista dell’auto’ specializzato in batterie e sensori», aggiunge Cavalli. È un salto necessario: con l’elettrico la manutenzione ordinaria si riduce del 30-40%.

Oltre all’evoluzione tecnologica, a pesare sono anche i costi e la burocrazia. Torresani sottolinea l’impatto dei nuovi adempimenti, come il Rentri (Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti speciali): «Un obbligo importante per l’ambiente, ma che comporta ulteriori oneri organizzativi per le officine, già impegnate nella gestione di oli esausti, filtri e batterie pericolose. Per molte piccole imprese artigiane questi costi stanno diventando insostenibili». Si tratta di una pressione che mette a rischio non solo i bilanci, ma la capillarità di un servizio essenziale per i cittadini della provincia, che rischiano di dover percorrere decine di chilometri per una semplice revisione.

A questo si aggiunge il dramma del ricambio generazionale. «È un lavoro che purtroppo non trova grandi entusiasmi tra i giovani», ammette ancora Cavalli. Senza nuove leve, quando un titolare va in pensione, l’impresa muore. Per sopravvivere, la parola d'ordine è la trasformazione in centri di assistenza a tutto campo: ricarica domestica, rigenerazione batterie, servizio gomme e retrofit elettrico.

«La transizione non può essere solo tecnologica, ma anche sociale ed economica. La sfida è intercettare le nuove esigenze di un cliente che cerca un unico referente per tutti i servizi», conclude Cavalli. Senza interventi concreti di semplificazione e sostegno economico, il rischio è di perdere competenze e servizi di prossimità fondamentali per la sicurezza di tutti i cittadini e la tenuta dell'economia locale.

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