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Dal 'portone dell'amore' nasce il museo diffuso

'Call me by your name', l’idea di Cardile: «Pannelli removibili per raccontare emozioni»

Riccardo Maruti

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rmaruti@laprovinciacr.it

21 Febbraio 2026 - 08:40

Dal 'portone dell'amore' nasce il museo diffuso

Il portone. Nella foto a destra il regista Luca Guadagnino con gli attori Timothee Chalamet e Armie Hammer

CREMA - Tappa obbligata del pellegrinaggio cineturistico dei fan di Call me by your name, il ‘portone dell’amore’ di vicolo Marazzi è pronto a cambiare pelle senza perdere memoria. Qui, dove Elio e Oliver si cercano, si trovano e si lasciano – il legno scuro come soglia di un’estate irripetibile – migliaia di visitatori da ogni latitudine hanno scritto nomi, date e promesse. Prosa che inciampa in poesia, colori che si accendono su muri antichi. Un archivio sentimentale a cielo aperto, fragile e potentissimo.

cardile

Adesso quell’alfabeto globale potrebbe diventare museo diffuso. Per ora è un’idea, ma con radici forti, concepita dall’assessore alla Cultura Giorgio Cardile: fotografare l’esistente e restituirlo in situ. Stampe delle scritte, appese proprio nel vicolo, duplicati amorosi delle tracce reali. Attorno, pannellature removibili su cui continuare a scrivere, alimentando il flusso senza intaccare la base storica. «L’intenzione – spiega Cardile – è lasciare intatto il patrimonio originario e sovrapporre pannelli. Ripulire? Vedremo: non c’è ancora un progetto vero e proprio. L’ufficio tecnico avvierà il lavoro coinvolgendo anche la Soprintendenza, per il valore degli edifici». I pannelli, saturi di parole, non finirebbero in magazzino: verrebbero conservati, forse in una sezione dedicata agli appassionati del film, o battuti all’asta per progetti benefici, magari per Casa Arcobaleno. «Arrivano ragazze e ragazzi da tutto il mondo – continua l’assessore – aprono qui i loro sentimenti, raccontano ciò che il film ha acceso in loro. In alcuni casi li ha aiutati a trovare il proprio orientamento sessuale. Serve una cosa bella: lasciare un segno per la città, preservando la dimensione analogica delle scritte». È una curatela gentile: non cancellare, ma accompagnare. Conservare la patina emotiva e, insieme, governarne la crescita. Tra tutela e partecipazione, il vicolo diventerebbe pagina viva: la storia sotto e le voci sopra. Così il portone resta soglia e racconto: memoria salvata e gesto rinnovato.

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