Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

LA RIFLESSIONE

Donne, forza e resilienza: le 35enni che riscrivono lo sport italiano

A Milano Cortina 2026, Federica Brignone, Arianna Fontana e Francesca Lollobrigida dimostrano che talento, esperienza e maternità possono convivere. Le loro vittorie raccontano storie di sacrificio, coraggio e maturità che vanno oltre il medagliere

Luca Puerari

Email:

lpuerari@laprovinciacr.it

16 Febbraio 2026 - 12:37

Donne, forza e resilienza: le 35enni che riscrivono lo sport italiano

In senso orario dall'alto Lollobrigida, Brignone e Fontana

CREMONA - C’è un filo rosso che attraversa queste Olimpiadi di Milano Cortina e non è solo il tricolore che sventola sul podio. È un filo fatto di maturità, cicatrici, scelte difficili, resilienza, maternità. È il filo delle donne italiane, tutte 35enni, che hanno riscritto la storia dello sport azzurro. Non ragazze prodigio, non favole acerbe. Donne complete.

La forza di rialzarsi ha il volto di Federica Brignone che ha vinto l’oro nel SuperG tre giorni fa e ieri ha bissato il trionfo nello slalom gigante dopo un infortunio che dieci mesi fa sembrava averle chiuso la porta in faccia. Otto mesi di riabilitazione, di palestra, di dubbi. La decisione di partecipare ai Giochi presa solo un paio di settimane prima delle gare. Non un percorso lineare, ma una scelta consapevole: provarci comunque. In un’epoca che pretende prestazioni immediate e carriere senza pause, Brignone ha mostrato che il talento non basta. Servono pazienza, disciplina, accettazione del limite. E il coraggio di rimettersi in gioco quando il corpo ti ricorda che non sei più invincibile. Sul suo casco c’è il disegno di una tigre ma la vera tigre è lei.

La grandezza della longevità ha il volto di Arianna Fontana, regina dello short track, che a 35 anni e alla sua sesta Olimpiade ha eguagliato il record assoluto di medaglie vinte ai Giochi da un atleta italiano. E lo può addirittura battere. Sei Olimpiadi significano una vita intera passata a gestire pressioni, aspettative, cadute, ripartenze. La longevità nello sport femminile non è mai un dato scontato. Spesso coincide con battaglie silenziose: per ottenere rispetto, tutela, strutture adeguate. Fontana non è solo un’atleta vincente. È un simbolo di continuità in un sistema che raramente perdona il tempo che passa, soprattutto alle donne.

La gioia della maternità ha il volto di Francesca Lollobrigida: due ori nel pattinaggio di velocità, nei 3.000 e nei 5.000 metri, dopo oltre un anno di stop per la gravidanza. La nascita di Tommaso non è stata una parentesi, ma una svolta. E quando, dopo la vittoria nei 3.000, è corsa sugli spalti ad abbracciare il figlioletto, qualcuno ha trovato perfino il tempo di criticare quel gesto che ‘rompe’ il protocollo. Come dire che la donna in quel momento è ‘solo’ atleta e deve dimenticarsi di essere mamma... Che bestialità. È qui che lo sport femminile mostra tutta la sua forza culturale. Perché Lollobrigida non ha vinto nonostante la maternità. Ha vinto dentro una nuova identità, più complessa e più ricca. Ha dimostrato che l’eccellenza non si oppone alla vita, ma può e deve conviverci.

Parliamo di donne, non simboli di circostanza. Brignone, Fontana, Lollobrigida non sono eroine costruite a tavolino. Sono professioniste che hanno attraversato infortuni, conflitti, scelte familiari, pressioni mediatiche. A 35 anni, in uno sport che spesso idolatra la giovinezza, hanno dimostrato che la maturità è un valore agonistico, che l’esperienza è un plus da mettere in gioco. C’è qualcosa di profondamente politico – nel senso più alto del termine – in queste vittorie. Perché raccontano un modello diverso di successo: non lineare, non patinato, non privo di ombre. Raccontano il sacrificio quotidiano, la disciplina invisibile, il prezzo pagato lontano dai riflettori, a volte il dolore che ti suggerirebbe di lasciar perdere. Lo sport femminile non è più una ‘variante’ dello sport maschile. È uno spazio autonomo di eccellenza e narrazione. Porta con sé storie che intrecciano carriera e maternità, forza e consapevolezza, talento e gestione del tempo che passa.

Queste Olimpiadi ci consegnano un messaggio potente: l’età non è un limite, la maternità non è una rinuncia, l’infortunio non è una condanna. Le donne italiane di Milano Cortina 2026 hanno scritto una pagina che va oltre il medagliere. Hanno mostrato che la grandezza non sta solo nel risultato, ma nella strada percorsa per raggiungerlo. E forse è proprio questo che rende lo sport – soprattutto al femminile – una cosa straordinaria: la capacità di trasformare ogni fragilità in forza, ogni pausa in ripartenza. Brignone, Fontana e Lollobrigida a 35 anni non hanno semplicemente vinto. Hanno ridefinito cosa significa vincere.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400