L'ANALISI
14 Febbraio 2026 - 19:38
Nel riquadro il sindaco Aldo Assandri
CUMIGNANO - Se lo Stato fosse una maestra o un professore parleremmo di una bacchettata sulle nocche; se fosse una fidanzata o un fidanzato di una scenata al ristorante. Peccato che invece si tratti della Corte dei Conti, che ha messo nero su bianco un richiamo al Comune di Cumignano sul Naviglio. La colpa del sindaco Aldo Assandri? Non fa pagare abbastanza tasse. Che già, ad essere onesti, non sarebbe un cattivo programma elettorale.
La realtà, ovviamente, è più complessa e riguarda un inghippo burocratico. Il primo cittadino ne approfitta per lanciare l’appello: «Vero, mancava la ragioniera e abbiamo fatto fatica a fare alcuni accertamenti sulla Tari. Ma dall’anno successivo a quello segnalato siamo tornati a regime, recuperando il 50% del dovuto e oggi siamo al 90. Giusto, per carità, ma curioso che Roma si accorga di questo e non del fatto che siamo tra i Comuni col più alto tasso di raccolta differenziata e, allo stesso tempo, meno fondi per il Sociale. Non è politica, ma non sarà che si guardano i dati sbagliati? Perché la gente, anche nei piccoli Comuni, deve vivere…»
Il nodo principale è quello che nei piccoli enti fa sempre la differenza tra numeri sulla carta e vita reale degli uffici, cioè la liquidità. Nel corso del 2024 il Comune ha dovuto ricorrere all’anticipazione di tesoreria per oltre 117mila euro, utilizzata per 164 giorni. Somme restituite, certo, ma il segnale resta: il borsello fatica a reggere il ritmo e si sistema solo a fine anno, quando il fondo torna sopra quota 147mila.
Poi c’è il capitolo delle riscossioni, dove la Corte invita esplicitamente a cambiare passo. Se per l’Imu il recupero è stato consistente, con percentuali salite oltre il 66%, sui rifiuti (Tari) la musica cambia: incassi fermi sotto il 30%. Tradotto, per il municipio soldi fermi e mani legate. E in un Comune di poco più di quattrocento abitanti ogni mancato pagamento pesa il doppio.
Altro punto sotto osservazione è la gestione dei residui e del fondo crediti di dubbia esigibilità, ridotto nonostante una capacità di riscossione che resta debole. Un’operazione che per i magistrati contabili va accompagnata da maggiore prudenza, perché il rischio è quello di costruire equilibri solo apparenti.
I numeri, letti così, raccontano un paradosso: l’avanzo cresce, la parte disponibile torna sopra i 23mila euro e i conti sono in ordine. Ma la struttura finanziaria resta fragile e legata alla capacità di trasformare gli accertamenti in incassi veri e continuativi. È su questo che la Corte chiede un cambio di passo, invitando l’ente a rafforzare la macchina della riscossione e a ridurre il ricorso alle anticipazioni.
Non è un commissariamento né un giudizio definitivo, ma un richiamo preciso. Ad Assandri, però, è difficile dare proprio tutti i torti: «Si sono accorti di noi proprio quando dovevano fare cassa. Chissà ora che servono contributi per chi è in difficoltà… Non spariranno, vero?».
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