L'ANALISI
RACCOLTA RIFIUTI
14 Febbraio 2026 - 16:37
CREMONA - «La gestione dei rifiuti, in Italia, continua a rappresentare una delle più evidenti contraddizioni dei servizi pubblici locali». L’analisi contenuta nello studio Uil in merito al carico fiscale della tassa sui rifiuti sui contribuenti italiani dal 2020 a oggi torna a mettere al centro la contraddizione che grava sul servizio: se da un lato, «da anni, in molti comuni si registrano evidenti iniquità territoriali e un costante aumento della Tari», d’altro canto «rimangono irrisolte la carenza di impianti di raccolta e trattamento insieme al ricorso allo smaltimento in discarica, con livelli poco soddisfacenti di differenziazione dei rifiuti e recupero delle risorse».
In questo contesto Cremona segna un record virtuoso: il prezzo medio della Tarip, la tariffa puntuale legata all’effettiva produzione di rifiuti per nucleo famigliare, il capoluogo è tra le dieci città con la spesa più bassa d’Italia (con una media di 196 euro l’anno). I costi più contenuti sono dovuti in larga parte alla presenza di sistemi di raccolta efficienti e di tariffazione puntuale (lo scorso anno i Cremona si era posizionata al terzo posto tra i capoluoghi italiani con le tariffe rifiuti più basse e al primo posto tra i capoluoghi lombardi). Servizio stato sociale, politiche fiscali e previdenziali, immigrazione della Uil, diretto dal segretario confederale Santo Biondo.
Il centro studi del servizio stato sociale, politiche fiscali e previdenziali e immigrazione della Uil, diretto dal segretario confederale Santo Biondo distingue tra sigle e denominazioni che possono confondere: «Le tariffe sono riferite all’anno solare, distinte per utenze domestiche e si compongono di una quota fissa e di una quota variabile. La quota fissa deve essere calcolata moltiplicando la superficie dell’alloggio, sommata a quella delle relative pertinenze, per la tariffa unitaria corrispondente al numero degli occupanti dell’utenza stessa. La quota variabile, invece, è costituita da un valore assoluto, vale a dire da un importo rapportato al numero degli occupanti che non va moltiplicato per i metri quadrati dell’utenza e va sommato come tale alla parte fissa».
Va poi conteggiato il tributo provinciale (TEFA), nella misura massima del 5%, corrisposto alla Provincia per i servizi che svolge per la protezione, tutela e igiene ambientale. Lo studio ha tenuto conto anche delle città in cui è in vigore la tariffa puntuale, Tarip, come Cremona: «In questo caso si è fatto riferimento agli ‘svuotamenti minimi’ e le tariffe sono comprensive dell’Iva al 10%». L’analisi tuttavia non è del tutto completa, in mancanza di dati: «Ci teniamo a sottolineare che alcuni comuni non rispettano i criteri di pubblicità e trasparenza nell’adozione delle delibere sui tributi, rendendo difficile per i cittadini reperire i dati e le informazioni necessarie per comprendere le decisioni che li riguardano».
A focalizzare il cuore del problema, laddove un sistema concepito come equo si trasforma in altro, è il segretario Biondo: «Una tassa concepita per coprire i costi di raccolta e smaltimento si è trasformata in un prelievo, sempre più gravoso, scollegato dal principio di equità fiscale e dai livelli reali di servizio offerti. In particolare le forti differenze tariffarie tra territori sono il risultato di scelte politiche sbagliate e di un sistema di gestione dei rifiuti frammentato e diseguale». Manca, a livello un sistema capillare ed efficiente di smaltimento dei rifiuti: «In molte aree come il Mezzogiorno ma non solo, la cronica carenza di impianti di trattamento e riciclo costringe i Comuni a trasferire i rifiuti fuori territorio, generando extracosti nelle bollette di famiglie e imprese».
E laddove manca l’infrastruttura di trattamento, afferma la Uil, «nessuna riforma tariffaria potrà produrre effetti reali sulla riduzione della Tari, anche strumenti potenzialmente equi come la Tarip, ispirata al principio “chi inquina paga”, rischiano di trasformarsi solo in un ulteriore aggravio per i cittadini. La tariffazione puntuale non può diventare un alibi per trasferire sui cittadini le responsabilità di inefficienze strutturali che spettano alle amministrazioni e ai gestori del servizio».
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