Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

NELLE AULE DI GIUSTIZIA

Lo spacciatore patteggia 3 anni

Era stato arrestato dopo una fuga nei campi, con sé aveva 240 grammi di eroina, 84 di hashish e 46 di cocaina

Francesco Gottardi

Email:

fgottardi@cremonaonline.it

13 Febbraio 2026 - 17:46

Lo spacciatore patteggia 3 anni

Agenti della polizia locale con il Telelaser in tangenziale

MARZALENGO - Ha patteggiato 3 anni di condanna per spaccio il 25enne arrestato lo scorso 15 gennaio dopo una rocambolesca fuga in campagna. Dopo una notte in cella l’imputato, di origine marocchina, era arrivato in tribunale per un processo in direttissima che oggi è arrivato a conclusione con la lettura della sentenza.

L’inseguimento era iniziato quando una macchina, con a bordo tre uomini e una donna, aveva evitato il posto di blocco della polizia intercomunale di Castelverde e si era data alla fuga a tutta velocità. Dopo un lungo inseguimento la macchina dei fuggitivi aveva accostato, lasciando scendere i tre uomini nei campi. Gli agenti ne hanno inseguito uno, riuscendo a bloccarlo poco distante. Durante la fuga avevano notato che l’uomo si era disfatto di un pacchetto che, con il supporto dei carabinieri giunti in supporto, era stato ritrovato poco dopo. Era la conferma definitiva di quella che fin da subito sembrava una fuga per nascondere le tracce dell’attività di spaccio: 240 grammi di eroina, 84 grammi di hashish e 46 grammi di cocaina oltre a un bilancino elettronico per la pesatura. Un ‘bottino’ significativo, dal valore di diverse migliaia di euro.

Nella scorsa udienza in aula il 25enne aveva ammesso di spacciare. «Lo faccio per vivere – aveva detto – quando mi hanno arrestato ero in Italia da quattro giorni. Prima lavoravo ma non riuscivo a vivere: ho venduto frutta e verdura al mercato, mi pagavano 450 euro al mese. E allora ho cominciato a spacciare. Ora vivevo a Brescia, in una casa abbandonata, dormo un po’ dove capita».

Dopo il patteggiamento il 25enne resta in carcere: il giudice aveva infatti già confermato l’arresto dopo l’arresto in flagranza e l’ammissione in aula. Tra le motivazioni aveva citato anche «lo stato di precarietà di vita dell’imputato e il concreto rischio di reiterazione del fatto». Ora l’attesa per tornare in libertà si allunga significativamente.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400