L'ANALISI
CINGIA DE' BOTTI
07 Febbraio 2026 - 05:15
CINGIA DE' BOTTI - Dai campi di calcio e basket alle aule dell’università. Il progetto dell’Associazione Marcotti Osvaldo “Si…AMO in diretta” è diventato oggetto di studio della tesi di Lorenzo Cerioli (nella foto sotto), neolaureato in Media dell’Informazione e radiocronista proprio per l’associazione di Cingia de’ Botti, per questa particolare e bellissima iniziativa.
Un progetto di sport e inclusione nato nel 2022 che permette a ragazzi con disabilità, in particolare non vedenti, di vivere eventi come le partite di calcio e basket.
«Fare il telecronista è sempre stato il mio sogno – spiega Cerioli – e ho iniziato quasi per gioco in quinta superiore, poi c’è stato l’incontro con l’Associazione Marcotti Osvaldo che mi ha proposto questo progetto, al quale mi sono molto appassionato e che ho portato avanti con tutto me stesso». Tanto da farne l’oggetto della tesi di laurea in Linguaggi dei media. «L’ho proposto alla mia docente, che ha subito accolto l’idea: volevo far conoscere questo modo innovativo, ma soprattutto inclusivo, di fare le radiocronache. Un progetto unico in Italia, che spero davvero possa fare da apripista per tutta la Penisola».


Attraverso cuffie silent system, i ragazzi riescono ad ascoltare la radiocronaca che Lorenzo, insieme a una seconda voce, realizza dalla propria postazione, potendo così godersi la partita.
«Ogni ragazzo è dotato di una cuffia senza fili e questo permette ai non vedenti, ma anche a chi ha un disturbo dell’attenzione, di vivere l’evento come preferisce, isolato da altri rumori ma concentrato sul campo da gioco. Solitamente mi accompagna un altro ragazzo, una sorta di commentatore tecnico, anche per permettermi di rifiatare. È un’esperienza davvero entusiasmante perché raccontare un evento sportivo è molto bello, farlo per chi non lo può vedere come gli altri è emozionante».
E soprattutto non è sempre facile. «Nell’audiodescrizione servono molte più accortezze e una maggiore cura dei dettagli: chi mi ascolta deve fidarsi della mia voce. So che devo descrivere un’azione a chi non la vede, quindi prediligo elementi essenziali per far capire quello che succede in campo. Il mio parlato deve stare al passo con la velocità dell’azione, coglierne tempo e ritmo. Ma questo arriva anche con l’esperienza: ormai ne ho all’attivo oltre cinquanta».
Ogni volta, però, è come se fosse la prima. «Mi preparo, studio la squadra, poi vado a ruota libera. Mi viene naturale e la cosa che più mi gratifica è quando, al termine dell’incontro, i ragazzi mi dicono che hanno capito tutto. Questo è quello che conta, perché io non sono solo un radiocronista: descrivo un evento a chi non lo può vedere, ma vuole viverlo sentendosi parte integrante e condividendone le emozioni».
Un progetto portato avanti con grande impegno, che fa davvero dell’inclusione una priorità assoluta, oltre ogni barriera e limite, «dando una possibilità a chi ogni giorno abbatte un ostacolo con la forza di un sorriso e la dignità di un sogno».
RIVAROLI: «SIAMO MOLTO ORGOGLIOSI DI QUESTA INIZIATIVA»
«Siamo molto orgogliosi che ‘Si..AMO in diretta’ sia diventato argomento di tesi – spiega il presidente AMO Luca Rivaroli – È un progetto nel quale crediamo molto, che sta crescendo ogni giorno, partita dopo partita, e questo ci dimostra la bontà dell’intuizione che abbiamo avuto anni fa. Lo sport può essere davvero raccontato a chiunque con impegno, buona volontà e naturalmente grazie a persone come Lorenzo che mettono tanta passione in quello che fanno».
L’esordio di queste radiocronache nel 2022 in occasione della gara Cremonese-Ascoli, l’ultima quella della partita contro l’Inter domenica scorsa.
«Quest’anno la Cremonese ci ospita per tutte le partite casalinghe e ogni volta è bellissimo vedere l’entusiasmo e la felicità dei ragazzi, anche quando si perde, la gratitudine delle famiglie, il divertimento degli educatori. Questo è quello che ci fa andare avanti con sempre più forza perché capiamo che il nostro progetto ha un valore enorme per questi ragazzi che altrimenti non potrebbero vivere e vedere lo sport».
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