L'ANALISI
31 Gennaio 2026 - 17:00
CREMONA - L’intelligenza artificiale è una risorsa, c’è chi la teme, c’è chi la considera la panacea di tutti i mali. Punti di vista differenti. Il rischio, fra facili entusiasmi e paure irrazionali, è quello di farsi governare dalla tecnica. È questo il punto di partenza con cui il liceo Aselli ha pensato, per il prossimo anno scolastico, di attivare un potenziamento legato alla conoscenza dell’intelligenza artificiale.

Da cosa nasce questa esigenza di immaginare un potenziamento sull’IA?
«L’idea di fondo è quella che sia necessario partire dalla formazione per non farsi governare dai nuovi mezzi tecnologici e preparare i nostri ragazzi al futuro — spiega il preside, Alberto Ferrari —. Se devo andare sul concreto, il potenziamento consta in un’ora di informatica e di fisica in più al liceo delle scienze applicate e l’introduzione di un’ora di informatica sull’indirizzo tradizionale, con un’ora di fisica aggiuntiva. Non si tratta però tanto di ‘fare più informatica’, ma di rinnovare il liceo scientifico, integrando il tradizionale impianto con nuovi strumenti culturali: dati, algoritmi, modelli, etica dell’IA. L’idea è quella di fare in modo che l’utilizzo dei dati e le capacità di leggerli possa interessare trasversalmente tutte le discipline».
Le prescrizioni sono ancora in corso, ma c’è la quasi certezza dell’attivazione del primo col potenziamento. Riuscirete ad attivare questo nuovo percorso?
«Scienza dei dati e intelligenza artificiale: questo è il nome della curvatura, che sarà attivata, con plausibile certezza, sul corso di scienze applicate, sul corso tradizionale, bisogna capire le scelte delle famiglie. Sono loro che, all’atto dell’iscrizione, possono optare per il potenziamento, sia in un indirizzo che nell’altro. Il nuovo corso risponde alla domanda: ‘Come prepariamo i ragazzi a un mondo in cui dati e algoritmi influenzano ogni aspetto della vita quotidiana?’. Dalla sanità all’informazione, dal lavoro alla politica, dall’economia all’educazione, dalla medicina alla giurisprudenza, ogni settore della nostra vita è già ora e sarà sempre di più investito da un cambiamento epocale».
Qual è l’atteggiamento didattico che avete attivato, lei e lo staff di docenti che l’ha affiancata nella creazione del potenziamento?
«Abbiamo declinato le azioni didattiche da mettere in atto rispetto a un consapevole utilizzo dell’intelligenza artificiale e non una sua demonizzazione».
In che modo?
«Si tratta di guardare non solo all’IA generativa, da utilizzare come scorciatoia, ma di andare a capire come tutto ciò sia possibile, quali sono i meccanismi di calcolo e informatici che permettono di fare quello che oggi appare come una sorta di minaccia per alcuni e risorsa paradisiaca per altri. Il nostro liceo scientifico si è sempre dato il compito di leggere il presente con gli strumenti della scienza; oggi quei nuovi strumenti si chiamano dati e intelligenza artificiale. Da sempre, infatti, il liceo Aselli aspira a formare cittadini e professionisti capaci di capire, governare e usare in modo critico i dati e le tecnologie, perché l’intelligenza non è tanto conoscenza e informazione (quella la daranno sempre di più le macchine), ma è un ‘leggere dentro’ le cose per comprenderle davvero».
Concretamente i ragazzi cosa saranno chiamati a fare? E come?
«Gli studenti saranno chiamati a capire davvero come funziona l’IA, senza vederla come una cosa magica, ma comprendendo cosa c’è dietro il riconoscimento facciale o una chat generativa. Ad esempio, potranno costruire un semplice modello che riconosca immagini o testi, per poi studiarne i limiti: quando sbaglia, perché sbaglia, e chi paga le conseguenze di quell’errore, per giungere a discutere di bias, discriminazioni, trasparenza e responsabilità, temi centrali (o che dovrebbero essere tali) nel dibattito pubblico, perché l’IA senza etica può farci male. Analizzare i titoli di giornale o i post di un social, vedere come vengono classificati in termini di affidabilità contenuti presenti in rete; è un esercizio di lettura critica dell’informazione, un’abilità essenziale per la democrazia, per comprendere come non farsi ingannare dai numeri».
Non si tratta dunque di una mera questione scientifica o informatica?
«Direi di no. C’è l’ambizione di poter lavorare sulla complessità dei linguaggi e sull’influenza che l’intelligenza artificiale ha su ogni aspetto del sapere e del nostro essere nel mondo. Per questo vogliamo continuare ad essere un liceo che continua a preparare all’università (e alla vita) come i dati Eduscopio evidenziano ogni anno, perché c’è bisogno di più formazione per affrontare le sfide di domani. Tutto questo lo faremo con un rafforzato rapporto di collaborazione con le università, specie quelle della nostra città».
L’obiettivo, sembra di capire, è etico e non solo didattico e scientifico.
«Cercare di capire i dati e l’IA non è più una competenza di nicchia, ma una nuova alfabetizzazione. Il liceo Aselli vuole guardare al futuro senza perdere la propria identità e continuare ad essere una scuola che forma cittadini in grado di comprendere e governare l’Intelligenza Artificiale, non di esserne governati».
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