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L'ADDIO

Era il don delle cime

A Belforte il funerale di don Marco Tizzi: chiesa di San Bartolomeo gremita per ‘Aquila selvaggia’. Il vescovo Napolioni: «Un educatore che ha seminato fidandosi della libertà di ogni ragazzo»

Jacopo Orlo

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redazione@laprovinciacr.it

28 Gennaio 2026 - 20:19

Era il don delle cime

BELFORTE - «Ora non lo dimenticherete con la nostalgia di chi invecchia tristemente, ma con la fecondità di chi canta e cammina. È la sintesi di ciò che lui ha sempre amato e sempre proposto con passione». Con queste parole il vescovo di Cremona Antonio Napolioni ha voluto ricordare il parroco emerito don Marco Tizzi durante le esequie del sacerdote, celebrate oggi pomeriggio, mercoledì 28 gennaio 2026, in una chiesa di san Bartolomeo gremita di fedeli provenienti da tutto il comprensorio Oglio-Po e non solo.

In tantissimi non volevano mancare all’ultimo saluto di ‘don Aquila Selvaggia’, come si faceva chiamare dai ‘suoi’ ragazzi che ha cresciuto negli anni nelle parrocchie di Viadana, Casalmaggiore, Belforte, Commessaggio e Gazzuolo.

Assieme ai parenti erano presenti i famigliari e il nipote don Piergiorgio Tizzi, il sindaco di Commessaggio Alessandro Sarasini, Massimo Mori a nome del comune di Casalmaggiore, il sindaco di Bozzolo Giuseppe Torchio, il vicesindaco di Castellucchio Silvano Lini, il commissario prefettizio di Gazzuolo Angelo Lini, rappresentanti di associazioni, guide alpine, scout.

Numerosi anche i sacerdoti provenienti dal territorio diocesano alla messa funebre, assieme al vescovo emerito Dante Lafranconi e il vescovo Carmelo Scampa.

«Quest'assemblea dice tanto – ha detto monsignor Napolioni durante l’omelia –. Ricorda, custodisce e racconta tanti momenti di don Marco che hanno segnato la vita delle persone, delle famiglie, delle comunità. Trovo nella parola di Dio la luce che si è riflessa e che voi avete goduto negli occhi, nelle parole, nello stile, nella vita e nella morte di don Marco. Un sacerdote appassionato del Vangelo, dei giovani e dell’alpinismo; un uomo entusiasta per quei germogli di umanità bisognosi di un amico e di un maestro lungo i sentieri della montagna, in quanto membro onorario delle Aquile di San Martino – e della vita».

Rifacendosi alla parabola del seminatore, il vescovo ha sottolineato lo spirito educativo di don Tizzi simile a san Giovanni Bosco, «lui che andava sempre alla colonia ‘Don Bosco’, a pochi passi dalla ‘Ritonda’ in Val Canali». Ovvero di quell’educatore che «semina fidandosi della libertà di ogni ragazzo, per il mistero che racchiude, per le potenzialità che ha da esprimere».

Quel chicco «sbocciato da quella terra fertile della comunità di Sabbioneta» ha dato «frutti di salvezza per il mondo, frutti di pace per l'umanità, frutti di riconciliazione tra di noi». Una fecondità, ha sottolineato il vescovo, che non bisogna sprecare «perché questo sacrificio, questa morte sia autenticamente cristiana».

Lo struggente canto del ‘Signore delle Cime’ ha accompagnato l’uscita della salma sul sagrato della chiesa; nonostante la pioggia, è stato intonato il canto che lui amava sempre cantare sulle cime della Val Canali. Poi un lungo applauso ha accompagnato il feretro diretto al cimitero di Sabbioneta, dove la salma è stata poi tumulata.

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