L'ANALISI
20 Gennaio 2026 - 05:00
L'assessore alla Sicurezza, Santo Canale
CREMONA - In vista della celebrazione di oggi di San Sebastiano, patrono della Polizia locale, l’assessore alla Sicurezza Santo Canale fa il punto sulle attività svolte e sulle sfide future.
La sicurezza è uno dei temi più delicati e discussi degli ultimi anni che ha inevitabilmente reso il suo assessorato un ‘sorvegliato speciale’ nel panorama cittadino.
«Le criticità emerse negli ultimi anni, da cui è derivato un accentuato interesse da parte della popolazione, riguardano tutto il territorio nazionale. Questo non vuole essere un’attenuante, ma è una testimonianza oggettiva della profonda trasformazione sociale, economica e culturale che sta attraversando il Paese e che sta avendo un forte impatto sulla sicurezza dei cittadini. Per questa amministrazione il tema è stato prioritario sin dall’insediamento e le azioni messe in campo lo dimostrano. Ma spesso si confondono i compiti in capo alla Polizia locale. La pubblica sicurezza, lo ricordo, è competenza esclusiva dello Stato che la esercita attraverso il Governo che a sua volta la gestisce attraverso il Ministero dell’Interno. Non è una competenza dei Comuni. Di più, mentre il governo si riempie la bocca di sicurezza da un lato, il più delle volte con provvedimenti spot, dall’altro taglia le risorse specifiche agli enti locali. E tutto questo mentre molti reati stanno crescendo e sono all’attenzione dell’opinione pubblica».
Lei è stato il promotore, a livello regionale, dell’iniziativa, subito condivisa dai suoi colleghi assessori di tutti i capoluoghi lombardi, a prescindere dall’appartenenza politica, che si è concretizzata nella richiesta a Regione e Governo di aggiornamenti normativi, accesso alla banca dati Sdi, formazione obbligatoria, maggiori risorse e una legge sugli Street Tutor. A distanza ormai di qualche mese da quel passo, le chiedo: è iniziato un percorso? Come stanno le cose?
«Dopo un preliminare percorso di condivisione con tutti i colleghi assessori della Lombardia che lo hanno integralmente sottoscritto, il documento è stato formalmente depositato in Regione alla fine di luglio (2025); in autunno è avvenuto un incontro con l’assessore regionale La Russa il quale, al netto di alcune iniziali considerazioni da lui stesso condivise, aveva proposto un successivo riaggiornamento per fornirci informazioni più concrete. Incontro che ad oggi non è ancora avvenuto e che auspichiamo avvenga quanto prima. In caso contrario, solleciteremo».
A livello urbano avete di molto incrementato le dotazioni tecnologiche utilizzate per il controllo del territorio, penso alle telecamere e alla centrale operativa, entrambe di ultima generazione, presentate di recente. Nel contempo, la Polizia locale non ha un accesso diretto ad alcuni data base rilevanti per quel che concerne il controllo del territorio. Non trova che il sistema sia ancora asimmetrico?
«Assolutamente sì. La Legge Quadro di riferimento è datata 1986: come potrà immaginare, il contesto è nettamente cambiato, così come le esigenze di sicurezza dei cittadini e di conseguenza le funzioni che le Polizie locali sono chiamate a svolgere, sempre più equiparabili a quelle delle altre forze pur avendo competenze differenti. Perciò è assolutamente necessario che norme e strumenti a supporto vengano adeguati. Nello specifico è opportuno che almeno le città capoluogo di Provincia abbiano accesso alla banca dati Sdi, un sistema d’indagine al momento ad esclusiva disposizione delle altre forze di polizia, che permette di accedere ad informazioni cruciali in caso di identificazione. Su questo siamo in attesa di azioni concrete da parte di Roma».
L’ultimo report della Polizia locale di Cremona mostrava incrementi consistenti in varie attività. Penso agli interventi in ambito ambientale, alla quantità di segnalazioni gestite dalla centrale operativa, ai controlli serrati del Codice della strada. Come si è arrivati a questo risultato? È un punto di arrivo oppure un punto di partenza?
«È un buon punto al quale, insieme al comandante Luca Iubini, siamo arrivati innanzitutto attraverso un profondo processo di riorganizzazione interna che ha favorito la settorializzazione e la specializzazione degli operatori con obiettivi di formazione continua volti al perfezionamento degli interventi per elevare gli standard ed innalzare i livelli di sicurezza urbana. C’è stata inoltre una serrata attività di programmazione e costante monitoraggio delle attività di prevenzione delle irregolarità con particolare attenzione al Codice della strada ma anche all’ambiente, tema che ci sta molto a cuore e rispetto al quale il legislatore ha di recente inasprito il sistema sanzionatorio. A margine di tutto ciò è proseguita la collaborazione con i Comitati di quartiere e l’attenzione alle famiglie interessate da particolari fragilità, senza dimenticare il ruolo chiave svolto in casi di codice rosso».
Quello del personale è un nodo che resta aperto un po’ in tutti i comandi delle polizie locali della Lombardia. Qui come stanno le cose? Cosa dobbiamo attenderci?
«La situazione non è delle migliori. Al mio insediamento ho rilevato subito che il personale in servizio era sotto organico. Ci siamo quindi attivati per procedere quanto prima con delle assunzioni e nel corso del 2025 abbiamo assunto 10 agenti e 2 ufficiali, il che tuttavia non ha risolto il problema. Il potenziamento dell’organico è una nostra priorità perché solo con maggiore personale potremo aumentare la presenza sul territorio e la qualità dei servizi. È ovviamente nostra intenzione proseguire per tutto il mandato con le assunzioni che, tuttavia, devono ogni anno fare i conti con le risorse di bilancio e i limiti assunzionali dell’Ente. Evidenziamo inoltre un’ulteriore criticità rispetto al monitoraggio del personale in uscita: è infatti possibile prevedere i pensionamenti ma non il personale che richiede mobilità o partecipa ad altri concorsi».
Gli ultimi servizi condotti dalla Polizia locale hanno messo in evidenza comportamenti preoccupanti dal punto di vista della sicurezza stradale. Tanti veicoli senza copertura assicurativa, guida in stato di ebbrezza, distrazione al volante. Come intervenire per diffondere una cultura della sicurezza?
«Lo strumento più immediato è quello della prevenzione: più controlli corrispondono a meno vittime. Talvolta le persone tendono ad associare le sanzioni a soli introiti nelle casse comunali, ma in realtà un veicolo sulla strada che non rispetta le norme è un pericolo per se e per gli altri. Faccio l’esempio di numerosi sinistri nei quali conducenti ubriachi hanno causato vittime anche mortali. A monte permane comunque l’impegno della Polizia locale con l’educazione stradale rivolta ai giovanissimi nelle scuole, già a partire da quelle primarie».
Uno dei temi ‘caldi’ degli ultimi mesi è stato quello della criminalità minorile e delle baby gang alle quali si devono episodi piuttosto gravi avvenuti nel cuore della città. Fenomeno purtroppo in continua escalation anche a livello nazionale. Il recente omicidio a La Spezia dello studente 18enne ucciso a scuola da un coetaneo ne è una triste testimonianza.
«È una bruttissima pagina di cronaca. Ed è l’ulteriore dimostrazione di un problema profondo aggravato dal fatto che sia accaduto a scuola, in un luogo ‘protetto’ che dovrebbe tutelare i ragazzi. Qualcuno sicuramente dirà che è perché il giovane coinvolto ha origini egiziane, ma la verità è che i ragazzi di oggi hanno sempre più spesso con loro coltelli e lame, possedere un’arma bianca è diventato ‘normale’. È chiaro che oltre alle necessarie misure repressive è fondamentale il lavoro che solo famiglie ed educatori possono fare, riavvicinando all’educazione emotiva, affettiva, civica, etica, valoriale, empatica. Tutti fattori che alle nuove generazioni sembrano mancare».
Come si può intervenire?
«Il lavoro di squadra è fondamentale. Le criticità legate alla sicurezza non guardano in faccia nessuno, non si tratta di incapacità amministrativa di sinistra o destra, serve uno sforzo serio e congiunto di tutte le parti: il Governo deve fare le leggi, le forze dell’ordine devono farle rispettare, le polizie locali devono supportare l’intero sistema sfruttando la loro funzione strategica legata alla prossimità, che è uno straordinario collante tra cittadini e istituzioni. Nel mio percorso amministrativo tutto ciò è stato reso possibile grazie al continuo e proficuo lavoro in stretta sinergia con il prefetto Antonio Giannelli che colgo l’occasione per ringraziare».
Quali sono le richieste che formulereste al Governo per potenziare il comparto sicurezza sul territorio locale?
«Tolga pure il condizionale. Anche su questo fronte ci siamo già mossi concretamente. Nel mese di maggio 2025, insieme al sindaco, Andrea Virgilio e al presidente del Consiglio, Luciano Pizzetti, abbiamo incontrato il senatore Renato Ancorotti e l’onorevole Silvana Comaroli per chiedere la possibilità di aumentare le risorse di pubblica sicurezza per la città di Cremona. Al contempo, sia tramite il Consiglio Comunale che il tavolo del CPOSP, è stata sottoposta al Governo la richiesta di rientrare nel progetto Strade Sicure per il presidio della stazione da parte dell’Esercito. La zona, ad oggi, necessita infatti di numerosi interventi e le forze dell’ordine presenti sono già sotto organico; il supporto dell’Esercito permetterebbe loro di concentrare gli sforzi su altri punti della città per un maggior controllo dell’intero territorio. Non da ultimo, così come emerso da un recentissimo studio dell’Osservatorio CPI (Università Cattolica), serve una migliore distribuzione delle forze dell’ordine sul territorio nazionale sulla base dei reali bisogni di sicurezza: in Lombardia ci sono poco più di 200 tra polizia e carabinieri ogni 100mila abitanti mentre nel Lazio si va oltre i 660. Le regioni del Nord, rapportando la presenza sul territorio al numero di reati commessi, sono le più sotto-dotate. E con il costo della vita più alto, al pari di retribuzione. I criteri di assegnazione delle risorse devono cambiare, rispondendo ai bisogni reali dei territori e di misure che rendano sostenibile lavorare nelle aree ad alto costo della vita, per garantire presenza stabile e non continue fughe in territori più sostenibili».
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