L'ANALISI
19 Gennaio 2026 - 17:59
CREMONA - Una Chiesa «lievito di pace e di speranza», secondo l’immagine evangelica, nella pasta, drammaticamente conflittuale e confusa, del mondo di oggi. Anche a Cremona, domenica pomeriggio, nel salone bonomelliano del Seminario, è stato presentato il ‘Documento di sintesi’ del Cammino sinodale delle Chiese italiane - avviato nel 2021 su impulso di papa Francesco e proseguito con Leone XIV – portato e approvato, nella sua redazione finale, alla Terza assemblea sinodale svoltasi a Roma il 25 ottobre scorso.
Presenti circa duecentocinquanta persone fra sacerdoti, diaconi, religiosi, laici impegnati nei Consigli pastorali di tutta la Diocesi, l’incontro è stato introdotto dal vescovo Antonio Napolioni come «una sosta lungo il cammino» di una sinodalità destinata a continuare nel tempo. Sono seguite le testimonianze del diacono Walter Cipolleschi, di Diana Afman e di suor Giulia Fiorani, direttamente coinvolti in tutto il percorso sinodale: 50.000 in tutta Italia i gruppi partecipanti, ha riferito Cipolleschi, mentre Afman si è soffermata sulla recezione a livello regionale lombardo anche in una prospettiva ecumenica, e suor Giulia sull'esperienza del Giubileo dei gruppi sinodali di tutto il mondo in coincidenza con la Terza assemblea.

Relatore principale è stato il vescovo Luca Raimondi, ausiliare di Milano, che è partito dal commento al brano evangelico poco prima proclamato, tratto dal capitolo 10 di Marco, per raccoglierne l’indignazione degli apostoli «di fronte alla ricerca spamodica di potere...Lo vediamo anche oggi nelle vicende del mondo, ma può essere così anche nella Chiesa» se prevalgono «logiche ideologiche». Gesù ci mette in guardia, attraverso due verbi - «dominano» e «opprimono» - dall’azione negativa del male nella conduzione del potere che invece, per un cristiano, deve essere puro servizio.
Il Documento di sintesi, ha detto poi monsignor Raimondi, richiede «un confronto serio e collegiale», sottolineando la diversità tra una «lettura mondana» e quella ecclesiale del testo. Stando ai media, ha osservato, i temi principali del Sinodo erano il sacerdozio o il diaconato alle donne, l’omoaffettività, gli abusi; in realtà ci si è occupati anzitutto di «iniziazione cristiana, e non solo quella dei bambini», perché oggi «la società non fa più riferimento al Vangelo nel suo vivere quotidiano».

Ora il Documento andrà recepito dalle Chiese locali «nella concretezza dei diversi contesti: Cremona non è Milano...». Si tratta di rivedere – ha spiegato – le attuali forme di trasmissione della fede, soprattutto ai più giovani, che non paiono più adatte, e puntare sulla formazione permanente dell'intero popolo di Dio, non dando per scontata la fede neppure in chi frequenta normalmente gli ambienti ecclesiali.
Anche il vasto impegno caritativo e sociale della Chiesa («senza la Chiesa è un disastro!») va radicato nella fede e nell'appartenenza ecclesiale. Mentre ha avanzato dubbi sull'istituzione di nuovi ministeri nella Chiesa, il vescovo Raimondi ha sottolineato la necessità di una migliore sinergia fra le Conferenze episcopali regionali e la Cei, e quella di «riconfigurare» le comunità cristiane anche mediante l’accorpamento di diocesi e di parrocchie, nonché nuovi criteri di gestione e amministrazione delle strutture.
Alla relazione hanno fatto seguito alcuni interventi dal pubblico, che hanno riguardato ad esempio il rapporto, nella Chiesa, fra istituzione e movimenti o ancora (padre Virginio Bebber, superiore della comunità camilliana) la cura spirituale dei malati, degli anziani e dei disabili che rimangono nelle loro case.
Da monsignor Napolioni, in conclusione, due rassicurazioni: il Sinodo non offre risposte specifiche su tutto perché è «un cantiere aperto»; «non cambia la dottrina, ma la comunicazione della fede e dei valori». Infine, dal vicario episcopale don Antonio Bandirali, alcune indicazioni di metodo per i Consigli pastorali delle parrocchie e unità pastorali che dovranno ora confrontarsi sul Documento di sintesi.
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