L'ANALISI
13 Gennaio 2026 - 05:20
CROTTA D'ADDA - «Buongiorno, sono il maresciallo... e chiamo dal Comando carabinieri di Cremona. C’è stata una rapina nel territorio e stiamo passando casa per casa per verificare se i gioielli presenti possano far parte della refurtiva... Dovrebbe gentilmente mostrarci i suoi: sarà questione di pochi minuti. L’avviso preventivamente così sa cosa sta accadendo poi, entro massimo mezz’ora, passerà un operatore della Radiomobile in borghese per il controllo».
Telefonata alle dieci e mezza del mattino. E alle undici, la truffa era compiuta.
Eccolo di nuovo, il falso maresciallo. Ha colpito ancora: questa volta a Crotta d’Adda. E colpito duro: l’anziano finito nel mirino, un ottantenne che vive solo, travolto prima dall’impeccabile tono istituzionale della chiamata e poi dalla fermezza convincente del finto militare arrivato (per altro senza divisa e senza mostrare alcun tesserino) per l’annunciata ‘valutazione’, ha consegnato 250 euro in contanti, collane d’oro e orologi per un bottino stimato in diecimila euro. Tutto rapidamente infilato in una borsa e poi la fuga, con tanto di messaggio tranquillizzante: «Il tempo di comparare questo materiale con quello rubato e le faremo sapere. Entro la giornata la richiameremo...».
Ha atteso naturalmente invano, il cremonese. E quando ha capito di essere stato raggirato, avvisati i famigliari, era troppo tardi. Unica possibilità: denunciare tutto e sperare nei carabinieri, quelli veri. Indagano gli investigatori della stazione di Pizzighettone, adesso.
Possono contare su una descrizione piuttosto sommaria dell’autore dell’incursione e stanno passando al setaccio le immagini registrate dalle telecamere della videosorveglianza.
Intanto, rilanciano il consueto appello alla massima prudenza: vietato fidarsi. L’Arma non telefona e non passa casa per casa. Non in quel modo lì.
È un particolare ancora al vaglio degli inquirenti ma, secondo quanto riferito dalla vittima e stando anche ai primi accertamenti eseguiti, sul telefono del cremonese finito nel mirino è effettivamente comparso un numero riferibile a un Comando dell’Arma. Anche questo dettaglio lascia intuire come ad agire sia stato un gruppo di professionisti. Tecnica precisa: si chiama spoofing. È una ‘cyber-attacco’ che consiste nel falsificare l’identità del un mittente (che può essere un numero di telefono piuttosto che una mail o un sito web) per ingannare sistemi o utenti facendo credere che l’incursione provenga da una fonte legittima e fidata, ottenendo così accesso a dati sensibili. Risulta particolarmente efficace se combinata a tecniche di social engineering per avere accesso a informazioni riservate e a credenziali degli utenti. Social media scammers o phishers possono usare questa tecnica ad esempio per convincere un utente a connettersi ad un server malevolo intercettando così le sue credenziali. Nel caso specifico, il livello era più basso: il numero di telefono. Ma ugualmente efficace.
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