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SONCINO

Causa aperta: «Ci deve 90mila euro»

Il Comune porta la compagnia telefonica in tribunale e chiede il pagamento

Andrea Niccolò Arco

Email:

andreaarco23@gmail.com

08 Gennaio 2026 - 05:05

 Causa aperta: «Ci deve 90mila euro»

SONCINO - Acquedotto della Melotta e Stadio Comunale di via Isengo. La porta ‘cremasca’ e quella ‘bergamasca’; un quartiere residenziale e uno sportivo; in mezzo c’è il mondo. Eppure sono legati da un sottile filo rosso: quello dei punti più alti del borgo murato, se non contiamo i 41 metri della Torre Civica, e il fatto che secondo il municipio chi ci ha messo le antenne non ha pagato (abbastanza) di affitto. E si va per giudici. Il sindaco: «Non erano questi gli accordi».

Sì, è davvero così: il Comune va in causa con due gestori telefonici. Due vicende distinte, ma un’unica linea politica e amministrativa: difendere fino in fondo quanto pattuito e, soprattutto, poco meno di 90mila euro da mettere in cassa. Che non sono briciole, ci si fa quasi un Piano Strade.

Eccolo quel fil rouge che lega i due contenziosi avviati nelle ultime settimane dall’amministrazione guidata da Gabriele Gallina, che ha deciso di rivolgersi al tribunale per chiarire una partita diventata improvvisamente più complicata del previsto. Tutto nasce dall’applicazione di una normativa nazionale che ridefinisce i criteri economici per le concessioni legate alle infrastrutture di telecomunicazione. I partner coinvolti, forti del nuovo quadro regolatorio, hanno comunicato l’intenzione di applicare immediatamente le nuove condizioni, riducendo o modificando i canoni riconosciuti a piazza Garibaldi. Una mossa che, secondo l’ente, non può prescindere da ciò che è già stato sottoscritto nero su bianco.

Il punto è dirimente: esistono contratti in essere, validi e regolarmente firmati, che fissano diritti e doveri reciproci. Prima di qualsiasi adeguamento normativo, sostengono gli uffici e la giunta, quei contratti vanno rispettati fino alla loro naturale scadenza. Solo dopo, eventualmente, si potrà discutere di nuove condizioni. È su questo nodo che la trattativa si è arenata, fino alla decisione di affidare la questione alla magistratura come arbitro imparziale.

Il Comune ha quindi deliberato l’avvio di due azioni legali parallele, una per ciascun gestore, impostate sugli stessi presupposti giuridici, solo con numeri, nomi e vie diverse. Ma il principio è identico: tutelare il patrimonio pubblico e impedire che un’interpretazione unilaterale delle norme produca un danno economico alle casse comunali. E un precedente.

Il primo cittadino lo chiarisce senza giri di parole: «Le società vogliono applicare da subito la nuova normativa e dunque non corrispondere quanto noi invece riteniamo sia dovuto. La nostra posizione – precisa Gallina – è che debba prima essere onorato il contratto così come è stato legalmente sottoscritto dalle parti. Abbiamo deciso di adire alle vie legali per tutelare il patrimonio di Soncino e dei soncinesi».

In altre parole, nessuno nega che siano cambiate le regole del campionato. Semplicemente, però, secondo il palazzo che sta sotto ai Matéi, primi finisci la partita e poi riprendi a giocare applicando i cambiamenti.

Può sembrare una banalità, una stranezza. E di certo andare in causa con due colossi delle telecomunicazioni è una scelta che comporta tempi e costi. Ma l’amministrazione ci tiene. Perché, al netto degli aspetti tecnici, la posta in gioco è altissima: stabilire come e quando possano cambiare gli accordi tra enormi aziende private e realtà pubblico‑medio‑piccole e poi ancora, soprattutto, chi paga il conto di queste transizioni, è una vicenda che rischia di far scuola.

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