L'ANALISI
03 Gennaio 2026 - 19:13
Maria Pedrinazzi con il sindaco di Torlino Vimercati Giuseppe Figoni
TORLINO VIMERCATI - I 460 abitanti del piccolo borgo immerso nella campagna cremasca, che affonda le sue radici nella storia contadina e che ha quasi 900 anni alle spalle, sono rimasti senza un negozio. L’ultimo, gestito da Maria Pedrinazzi, ha chiuso a fine anno, definitivamente. Dopo un secolo di attività. «Un tempo, a Torlino — spiega il sindaco Giuseppe Figoni — regnava la fatica, ma anche la solidarietà più autentica, quella che univa le famiglie nei cortili e nei campi, nei giorni di festa e nelle stagioni del raccolto. Era un mondo povero, sì, ma ricco di umanità e di quel senso di comunità che oggi purtroppo sembra svanito».
Figoni racconta la storia del negozio: «Nel 1926, la vita del padre di Maria cambiò improvvisamente. Colpito da una malattia che gli impediva di continuare l’attività nei campi, sembrava destinato all’inattività. Fu allora che il conte Girolamo Marazzi, proprietario terriero illuminato e uomo di gran cuore, gli propose di aprire un piccolo negozio nella propria cascina, dove la famiglia Pedrinazzi viveva in affitto. All’inizio il negozio vendeva solo zoccoli, calzature semplici ma essenziali per chi lavorava la terra. Ricavati dal legno degli alberi, gli zoccoli erano alla portata anche dei più poveri, anche se non proprio di tutti. È per questo che nel giorno dell’inaugurazione del punto vendita, Pedrinazzi ne regalò un paio a tutti gli abitanti di Torlino che ne erano privi: un gesto che diceva più di mille parole, un simbolo di quella solidarietà capace di tenere unita la comunità».
Col tempo, il negozio si è arricchito di pochi beni di prima necessità, come il pane. «Nel 1940 — prosegue il sindaco — finita la scuola elementare, Maria iniziò ad aiutare il padre dietro il bancone e nel 1975 divenne titolare del negozio. Ma oggi, a 94 anni, ha detto stop e ha deciso che è venuto il momento di chiudere il negozio, che era un punto di riferimento per la comunità. Lo scorso anno, Figoni aveva candidato la bottega al riconoscimento di negozio storico della Lombardia. «Abbiamo inviato tutta la documentazione richiesta, ma la candidatura non è andata a buon fine perché fuori dal negozio mancava l’insegna, che a quanto pare rappresenta un requisito fondamentale».
Le attività storiche non solo rappresentano un patrimonio culturale, ma anche storie di tradizione e di artigianato che arricchisce il tessuto sociale. Ogni negozio ha una storia unica, che contribuisce alla narrazione collettiva di un territorio. La saracinesca di quello di Maria Pedrinazzi, che si abbassa definitivamente, è l’immagine della fine di un’epoca. Ormai, i piccoli paesi sono destinati a rimanere senza botteghe.
Non si tratta soltanto di un servizio prezioso che viene a mancare, ma di un pezzo di storia che se ne va. La vita di queste piccole località passava anche attraverso i negozi, dove si socializzava e dove si apprendevano le notizie riguardanti tutti gli abitanti. Le giovani generazioni, orientate verso le grandi superfici di vendita, hanno cambiato le abitudini, inconsapevoli di perdere insieme alla storia anche dei valori fondamentali del territorio.
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