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PREMIATA LA CUCINA ITALIANA

«Noi patrimonio Unesco, una cultura da tutelare»

Dopo il riconoscimento, l’orgoglio e il monito degli addetti ai lavori sul territorio

Rebecca Loffi

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11 Dicembre 2025 - 20:38

«Noi patrimonio Unesco, una cultura da tutelare»

CREMONA - La cucina italiana è patrimonio immateriale dell’Umanità per l’Unesco. Una notizia attesa, che sancisce ciò che gli italiani riconoscono già da tempo: il valore del cibo come cultura, identità e memoria condivisa. Un traguardo che ribadisce quanto il patrimonio gastronomico nazionale rappresenti, nel mondo, un bene collettivo da custodire e da trasmettere.

Anche sul territorio cremonese la soddisfazione è forte, come sottolinea Fabiano Gerevini, presidente della Strada del Gusto Cremonese: «Esprimo il nostro compiacimento per un riconoscimento che non celebra soltanto un insieme di ricette, ma un modello culturale fondato su saperi antichi, convivialità e identità territoriale. Questo traguardo rende onore all’Italia e valorizza il contributo delle comunità locali che custodiscono un patrimonio gastronomico unico

Accanto all’orgoglio, tra i ristoratori del territorio, emerge tuttavia anche la consapevolezza che il riconoscimento Unesco debba trasformarsi in tutele concrete. Lo ricorda Claudio Nevi, del ristorante La Sosta di via Sicardo: «Auspico che il traguardo Unesco consentirà di tutelare maggiormente la nostra ricchezza, dissipando ogni dubbio su ciò che italiano non è. Troppo spesso, i nostri prodotti vengono contraffatti, danneggiando la salute di chi li consuma e le tasche di chi lavora nel settore».

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A Cremona, però, la cucina è soprattutto relazione e comunità, come ricorda Beppe Franzosi, storico ex gestore del Bar Sport di Costa Sant’Abramo e ora volto popolare della rubrica sulla Cremonese ‘Càt... Alùura?’, sul sito web del nostro giornale. «Proprio ora, mi ritrovo immerso nei sapori dell’'Artigiano in Fiera'», racconta Franzosi. Che aggiunge: «Celebrare lo spirito di convivialità che caratterizza l’essere italiani è sempre un piacere. L’ingresso tra i patrimoni Unesco sigla ciò che è chiaro da sempre: siamo un’eccellenza non solo per i sapori, ma per lo spirito di accoglienza che da sempre contraddistingue la nostra tavola».

Il tema della continuità è centrale, del resto, anche per Samuele Miglioli e Chiara Agosti, titolari dell’Osteria del Miglio di Pieve San Giacomo. «Nessuna cucina rispecchia la varietà dei territori meglio di quella italiana. Per noi, cucinare non è solo nutrire, ma tramandare una cultura che ci accompagna da generazioni. La cucina è il riflesso del nostro passato, e speriamo possa continuare a rappresentare anche il futuro, nonostante la crisi di risorse umane che il settore sta attraversando».

Sul valore delle tradizioni locali, si sofferma con lucidità anche Federico Malinverno del Caffè La Crepa di Isola Dovarese: «La straordinarietà della cucina italiana deriva dalla sua vastità: nel nostro territorio, anche solo a 70 km di distanza, le ricette cambiano sensibilmente. Il riconoscimento Unesco è un primo step che dovrebbe condurre anche alla tutela del sistema peculiare della trattoria. Così come i bistrot francesi, anche il nostro menù a quattro portate meriterebbe di essere riconosciuto, in tutto il mondo, nella sua eccezionalità».

La riflessione si chiude infine con l’appello di Stefano Fagioli, della trattoria Via Vai di Ripalta Cremasca: «Un riconoscimento importante, ma a cui devono seguire scelte politiche concrete, per valorizzare questo patrimonio dell’umanità. Di fronte alla difficoltà nel reperire personale di sala qualificato, il settore rischia di perdere tradizioni preziose. Occorre che questo orgoglio non resti sulla carta, ma che si traduca in provvedimenti efficaci, rilanciando la formazione nella ristorazione».

Nella provincia dei marubini, dei tortelli cremaschi, del Grana Padano, del provolone, del salame e del cotechino, del torrone, il riconoscimento Unesco rappresenta sì un punto di arrivo, ma soprattutto è vissuto come un punto di ripartenza. Per ricordarci che è fondamentale celebrare la ricchezza della nostra tavola: ma anche — e soprattutto — saperla proteggere.

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