L'ANALISI
16 Novembre 2025 - 05:05
CREMONA - Un’allerta per la città e le sue istituzioni: è il momento di non lasciare nulla di intentato per evitare il rischio di desertificazione del centro urbano. Un problema già visibile e che interessa anche il resto del territorio provinciale, dai centri maggiori sino ai paesi più piccoli dove, purtroppo, negozi non ce ne sono più, con il concomitante venir meno di servizi fondamentali. A lanciare l’allarme, di fronte a una prospettiva che si farà sempre più drammatica nel prossimo decennio, è uno studio di Confcommercio.
Entro il 2035 in Italia potrebbero chiudere 114mila imprese del settore, che andrebbero ad aggiungersi alle 140mila già sparite negli ultimi 12 anni. Un’ecatombe, che significa anche decine di migliaia di famiglie in gravi difficoltà economiche, senza dimenticare l’indotto.
Purtroppo, Cremona non sarebbe esente. «La desertificazione dei negozi è un problema economico, sociale e di coesione che si riscontra da tempo: ogni saracinesca abbassata significa meno sicurezza, meno servizi, meno attrattività e meno socialità nelle nostre città. E senza efficaci e tempestivi interventi di rigenerazione urbana, entro il 2035 rischiamo di avere delle vere e proprie città fantasma – ammonisce il presidente di Confcommercio provincia di Cremona, Andrea Badioni –: per scongiurare questa prospettiva, servono politiche non solo a livello nazionale, ma anche e soprattutto a livello comunale e provinciale, servono strategie condivise tra istituzioni e rappresentanza delle imprese per coniugare competitività, sostenibilità e qualità della vita. Va sostenuto il commercio di prossimità con politiche fiscali più eque, accesso al credito più facile e meno costoso e misure specifiche per affrontare la transizione economica. Così come è indispensabile riqualificare i numerosi negozi sfitti, tema sul quale auspichiamo una collaborazione con le controparti interessate».
L’associazione sta facendo la sua parte. «La nostra risposta concreta – conclude il presidente – è il progetto Cities che ha proprio l’obiettivo di contrastare il fenomeno della desertificazione partendo dall’analisi degli Urban data, strumento utilissimo per costruire strategie commerciali e promozionali del territorio». Il direttore provinciale dell’organizzazione di categoria, Stefano Anceschi segue passo passo gli sviluppi di questo progetto. «Ci sono alcuni settore che in città e provincia tengono botta e anzi crescono, penso, ad esempio, ai servizi di alloggio e di ristorazione», aggiunge il manager.
In , nel 2024 si contano in Italia oltre 534mila imprese del commercio al dettaglio, di cui circa 434mila in sede fissa, quasi 71mila ambulanti e 30mila appartenenti ad altre forme di commercio (internet, vendita per corrispondenza). Il confronto con il 2012 evidenzia la scomparsa di quasi 118mila imprese del commercio al dettaglio in sede fissa e di circa 23mila attività ambulanti, per una riduzione totale di oltre 140mila unità, risultato di un eccesso di chiusure rispetto alle aperture. Nello stesso periodo le imprese attive su internet o nella vendita per corrispondenza sono aumentate di oltre 16mila unità (+114,9%).
Per quanto riguarda il commercio al dettaglio in sede fissa, le contrazioni più rilevanti si registrano nei seguenti comparti: distributori di carburante (-42,2%), articoli culturali e ricreativi (-34,5%), commercio non specializzato (-34,2%), mobili e ferramenta (-26,7%), abbigliamento e calzature (-25%). Diverso risulta l'andamento dei servizi di alloggio e ristorazione, che nel 2024 contano quasi 337mila imprese, registrando un incremento del 5,8% rispetto al 2012, pari a circa 18mila unità. Il comparto della ristorazione mostra una crescita significativa (+17,1%).
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