L'ANALISI
12 Marzo 2024 - 16:27
Il tribunale di Cremona
PADERNO PONCHIELLI - Deve aver calcolato male, Rolando Guaman, peruviano con precedenti, senza lavoro e senza fissa dimora. Il 7 marzo di un anno fa, si è trovato nel posto sbagliato. Il posto: via Aldo Moro a Paderno Ponchielli, paese di poco più di 1.300 abitanti dove tutti si conoscono, a maggior ragione chi ha casa proprio in via Moro, strada chiusa del quartiere residenziale, villette a schiera e parcheggi per le auto di chi ci abita. Non deve stupire se alle 7 e un quarto del mattino, un Suv Chevrolet bianco - mai visto lì - balzò agli occhi di una residente uscita di casa per recarsi al lavoro. Lei incrociò quel volto, mai visto in zona.
«È lui»: Rolando, oggi a processo per rapina impropria. Secondo l’accusa, quel giorno il peruviano scese a Paderno (con un complice) per fare un furto. Intorno alle 10 del mattino, entrò in una di quelle villette a schiera: la padrona di casa era appena uscita per accompagnare il suocero ad un funerale, ma poi il suocero si sentì poco bene e tempo venti minuti, i due rincasarono. E lei, entrando dal garage con la basculante già aperta («Io l’avevo chiusa, mi sembrò strano») si trovò a ‘tu per tu’ con il ladro «che camminava lentissimo verso di me. Io l’ho visto bene in faccia. È lui». Ovvero Rolando, che nel fuggire, per farsi largo le diede due spintoni. Bottino: un ciondolo in oro a forma di L.
Rolando è in carcere a Lodi per questo fatto. «Sì, è lui». Non ha avuto esitazioni la derubata, indicando il peruviano seduto al banco degli imputati. Lo riconobbe con certezza già un anno fa, quando indicò la foto numero 4 del fascicolo fotografico confezionato dai carabinieri di Paderno che indagarono.
«Certo che posso descriverlo - ha detto oggi —. Aveva la cintura della Gucci, un cappellino e un marsupio e un piumino smanicato. Tratti somatici del sud America, tipo boliviano. Camminava lentissimo verso di me con un sorriso accogliente come a dire che non era successo niente. Mi ha dato uno spintone per farsi largo, sono caduta a terra, ma non è che mi sono fatta male. Per uscire dal cancello, mi ha dato un altro spintone, ma io non mi sono fatta male. Ha saltato il cancelletto. La casa era a soqquadro, armadi aperti. Non ho più trovato una letterina d’oro, a forma di L, un ricordo di mia nonna, ma non di valore: se la vendo al compro oro mi danno 100 euro a dir tanto. Assolutamente è lui, io la faccia non me la dimentico».
Prima che lei lasciasse l’aula, Rolando le ha detto: «Guardami bene signora. Io non sono mai stato in quella casa». E lei: «Sì, ti ho guardato bene».
«È lui», ha confermato la vicina che incrociò l’imputato alle sette e un quarto del mattino. Anche lei, un anno fa ai carabinieri indicò la foto numero 4. «Via Moro è una via residenziale, le macchine parcheggiate lì sono le nostre», ha precisato la teste. «È lui», ha confermato un altro vicino che era alla fermata dello scuolabus: avvisato dalla vicina, prese il numero di targa della Chevrolet e lo consegnò ai carabinieri. Controllando i varchi, quell’auto «si stava allontanando in direzione Milano», ha riferito il maresciallo che fece le indagini. In aula si tornerà il 16 aprile prossimo.
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