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CASALMAGGIORE

Morì precipitando dalle scale, tre rinvii a giudizio al «Busi»

Tragedia il 2 agosto del 2020. A processo direttore sanitario, medico e coordinatrice infermieristica

Andrea Setti

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asetti@laprovinciacr.it

18 Maggio 2022 - 18:59

Morì precipitando dalle scale, tre rinvii a giudizio al «Busi»

CASALMAGGIORE - Il direttore sanitario, il medico di reparto e la coordinatrice infermieristica della casa di riposo Busi sono stati rinviati a giudizio per la morte della 82enne Eugenia Baroni di Martignana di Po che il 2 agosto del 2020 era caduta da una rampa di scale all’interno della rsa di Casalmaggiore ed era subito deceduta per la gravità delle lesioni riportate. Si è celebrata questa mattina nella camera di consiglio del Tribunale di Cremona l’udienza preliminare al termine della quale il gup Giulia Masci ha accolto la richiesta del pm Davide Rocco e ha disposto il rinvio a giudizio delle tre persone coinvolte a vario titolo nel tragico episodio.

La prossima udienza è stata fissata per il 16 novembre 2022. I familiari dell’anziana erano rappresentati all’udienza dall’avvocato Maurizio Colotto di Reggio Emilia, tramite il quale hanno seguito tutto il procedimento scegliendo di non costituirsi parte civile. La famiglia della 82enne si è affidata alla sede di Parma della Giesse Risarcimento Danni.

Gli imputati dovranno ora difendersi, ciascuno per le proprie competenze, dall’accusa di omicidio colposo, per aver omesso di adottare le idonee e concrete misure assistenziali e terapeutiche che avrebbero evitato il decesso della pensionata martignanese.

Il pm Davide Rocco

IL TRAGICO INCIDENTE

Erano circa le 8.45 di quella domenica quando la Baroni, affetta da demenza senile ma non sottoposta a particolari restrizioni se non l’uso della sedia a rotelle per le difficoltà nella deambulazione, ha raggiunto autonomamente, a bordo della carrozzina, la porta che dà sulle scale antincendio della struttura. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della Stazione di Gussola inviati sul posto, l’82enne era ospite al primo piano della struttura; come ogni mattina, anche quel 2 agosto, terminata la colazione, si trovava sulla carrozzina. Pochi istanti ed è riuscita ad aprire e attraversare la porta di sicurezza allarmata del piano, accedendo alla rampa di scale di sicurezza. È stato proprio il suono dell’allarme ad attirare l’attenzione del personale di turno, ma nel frattempo l’ospite aveva già raggiunto il pianerottolo rovinando sulla prima rampa con tutta la carrozzina fino al pianerottolo sottostante. Cinque i gradini risultati fatali: l’anziana, infatti, è stata trovata ancora con la sedia a rotelle sopra e immediatamente soccorsa. Le condizioni della paziente sono apparse subito gravissime: aveva, infatti, riportato un vistoso trauma cranico con ferita lacero contusa all’altezza del sopracciglio sinistro. Inutili sono stati i numerosi e tempestivi tentativi di rianimarla: Eugenia Baroni è morta alle 9.30 del 2 agosto 2020.


LE INDAGINI


La Procura ha subito disposto una consulenza tecnica medico–legale e clinica, incaricando il prof Andrea Verzelletti e il prof Damiano Rizzoni, per accertare se, in base allo stato psico-fisico della paziente, sarebbe stato necessario o comunque opportuno ricorrere a particolari accorgimenti terapeutici od assistenziali. Circostanze confermate dai consulenti i quali affermano che «la condizione di rischio in cui si trovava la Baroni era nota al direttore sanitario della struttura, al medico di reparto ed alla coordinatrice infermieristica» e che, pertanto, «erano tenuti a mettere in atto, per quanto di rispettiva competenza, quelle misure a finalità protettiva che nel caso in discussione sono completamente mancate».


«PAZIENTE FRAGILE»


E proprio su questo aspetto il pubblico ministero ha posto la propria attenzione nella richiesta di rinvio a giudizio, evidenziando che già dal mese di luglio 2020 Eugenia presentava un quadro clinico di degenerazione cognitiva che la portava a porre in essere comportamenti rischiosi per la sua sicurezza. Nelle settimane precedenti il tragico evento, infatti, aveva tentato diverse volte di superare le spondine del letto, girava in autonomia per i corridoi del reparto, tirava i cavi del televisore, oltre ai molteplici tentativi di uscire dalla porta antincendio del corridoio.


«MISURE INADEGUATE»


Nonostante tale situazione, i sanitari della rsa, come si legge nella richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pm, «omettevano di adottare idonee e concrete misure quali, tra le altre: lo spostamento della degente dalla stanza più vicina alla porta antincendio, a lei assegnata, ad altra stanza più lontana; la fornitura di diversa carrozzina che non le permettesse di uscire liberamente dalla stanza; una modulazione della terapia farmacologica». D’altronde, la consulenza tecnica disposta dallo stesso pubblico ministero Rocco e redatta dai suoi consulenti si conclude evidenziando «i profili di inadeguatezza inquadrabili essenzialmente in termini imprudenza e negligenza in capo al direttore sanitario, al medico di reparto ed alla coordinatrice infermieristica».


IL PROCESSO


In sede di dibattimento, quindi, occorrerà stabilire se i rischi derivanti dalla condizione di fragilità legata all’età avanzata e alla demenza senile — che pure, secondo i periti non si trovava assolutamente in condizioni cliniche tali da portarla al decesso — avrebbero potuto essere evitati con l’adozione di altre misure assistenziali in grado di evitare il tragico evento». 

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