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CREMA: IL PROCESSO

Scatena il suo cane, agenti «assediati» nell’auto

Nel 2018 un 53enne prese a sassate un chiosco della benzina, all'arrivo dei poliziotti lui aizzò l’animale contro di loro

Francesca Morandi

Email:

fmorandi@laprovinciacr.it

13 Maggio 2022 - 18:14

Sscatena il suo cane, agenti «assediati» nell’auto

CREMA - Il cane si chiama ‘Sindios’, il suo padrone Umberto. Sindios è un meticcio di taglia grande, assomiglia molto ad un pastore tedesco. Se lo ricorda, eccome, il poliziotto che quattro anni fa, con il collega scappò a gambe levate dall’animale aizzato su di loro dal padrone. Ringhiava, l’animale. L’assistente e l’agente scelto si rintanarono nella «pantera», chiamarono l’accalappiacani. Sindios non fu tenero neanche con lui.

Fortunatamente, non finì a morsi quel 19 marzo del 2018, lunedì, quando alle 21 e 20 la Volante intervenne in via IV novembre. Motivo? «Al 112 era stato segnalato che nei pressi del distributore Tamoil un soggetto lanciava sassi alle auto in transito». Il ‘soggetto’ era Umberto, 53 anni, nato a Milano, casa a Crema, pluripregiudicato, tipo noto alle forze dell’ordine per i suoi precedenti. Da oggi l’uomo, difeso dall’avvocato Raffaella Parisi, è a processo. Quattro i capi di imputazione. È accusato di aver lanciato i sassi sulle auto di passaggio. Deve rispondere di resistenza e oltraggio ai due poliziotti, ma anche di danneggiamento, per aver rotto l’insegna del distributore di benzina, lanciando contro i sampietrini. E c’è l’aggravante di aver commesso il danno su cosa esposta per necessità e consuetudine a pubblica fede. Umberto è anche accusato di essersi portato fuori casa, senza giustificato motivo, un cacciavite di circa 21 centimetri.

L'avvocato Raffaella Parisi

«Mi sono spaventato, il cane ringhiava. Abbiamo chiamato l’accalappiacani, perché avevamo paura che ci aggredisse», ha raccontato uno dei poliziotti al giudice. Quella sera, in via IV Novembre i due agenti riconobbero subito Umberto, «noto pregiudicato». Era «alterato». Teneva le mani in tasca. «Le tiri fuori», gli intimarono. E lui tirò fuori la mano sinistra. «Anche l’altra». Umberto tirò fuori anche la destra. Cacciavite in pugno, lo brandì contro i poliziotti. Gli agenti lo disarmarono subito. Sottoposto a controllo e senza più il cacciavite (sequestrato), Umberto chiamò la sua «arma a quattro zampe». «Sindios!». E il cane, ubbidiente, arrivò di corsa, ringhiando. Tentò di aggredire i poliziotti. Li mise in fuga. Per evitare di farsi mordere, gli agenti saltarono nell’auto di servizio, mentre Umberto continuava ad aizzare su di loro Sindios per tenerli alla larga.

L’assistente e l’agente chiamarono l’accalappiacani della zona. Intanto Umberto, accovacciato sul marciapiede, aprì il suo campionario di offese contro di loro: «C... volete figlio di ... , andate vi bastardi , non contate un ..., non ho paura di voi m... e nemmeno dei giudici del c...». Due testimoni, — il titolare di un bar vicino al distributore e un passante – riferirono agli agenti di aver visto Umberto lanciare i sassi contro l’insegna del distributore. Sentirono anche le offese agli uomini in divisa. Per strada, gli agenti raccolsero i sampietrini e un tubo metallico lungo 25 centimetri: era il tubo dell’insegna che si era staccato a suon di sassate. Alle 21.50 in via IV Novembre arrivò l’accalappiacani della zona. Conosceva Umberto. Tentò di convincerlo a consegnarli Sindios. Non solo si prese delle ingiurie, ma anche su di lui, Umberto aizzò l’animale. Dopo l’intervento dell’accalappiacani, mentre i poliziotti tentavano di bloccarlo, il padrone li prese a spintoni. Il processo è stato aggiornato al 18 novembre prossimo.

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