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Il processo: pestaggio e usura, Kamikaze Celotto patteggia

Soldi in prestito al titolare di un bar. L’ex campione d’arti marziali nei guai per la brutale aggressione

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

11 Maggio 2022 - 09:23

Il processo: pestaggio e usura, Kamikaze Celotto patteggia

Alex Celotto e l'ingresso del Palazzo di Giustizia di Cremona

CREMA -  Campione di Arti Marziali Miste, cintura nera di Brazilian Jiu-jitsu, nome di battaglia «Kamikaze», Alex Celotto, ex pugile professionista, tutto muscoli e tatuaggi, mani e piedi li sa usare. La sera del 5 gennaio del 2020 li ha usati non su un ring, ma dietro il bancone del Reload, bar in via Santa Chiara. «Kamikaze» ha gonfiato la faccia a Dario Nastasia, il titolare del locale, mandandolo in ospedale con zigomo, naso e mandibola rotti: 20 giorni di prognosi. Il nome di Celotto è stato evocato ieri in Tribunale, al processo per tentata estorsione, usura e lesioni a Nastasia. È emerso che «Kamikaze» ha già patteggiato 3 anni e 8 mesi di reclusione per i reati dai quali adesso deve difendersi l’amico Gianluca Verrini, il coimputato.

Brutta storia di un prestito di 4 mila euro per completare i lavori di ristrutturazione del Reload, di presunti interessi usurari (5.600 euro da restituire), di telefonate minacciose e di pestaggi. Ma ci sono volute pazienza e tenaglie per tirare fuori la verità a Nastasia, uno con la memoria corta benché siano passati solo 3 anni dall’inizio dei fatti. Nel dicembre del 2019 Nastasia ha cominciato a gestire il bar. Doveva terminare i lavori di ristrutturazione: 20 mila euro in tutto. Gliene servivano 4 mila, l’ultima tranche prima di inaugurare il locale. Li ha chiesti in prestito all’amico Cristian, ma lui non li aveva. Ed è stato Cristian a indirizzarlo verso «altre persone. Alex Celotto e un’altra persona che non c’entra niente», si è affrettato a dire Nastasia, cercando di scagionare Verrini. Una testimonianza confusa e piena di vuoti, la sua. I vuoti glieli ha colmati il pm Francesco Messina a forza di contestazioni. Ovvero ricordandogli quello che lui aveva raccontato, a più riprese, ai poliziotti del Commissariato di Crema.

«Alex è venuto al bar e mi ha dato 4 mila euro. Dovevo restituirne 5 mila entro tre settimane, cioè 1.000 di interessi». Alla scadenza, Nastasia non aveva i soldi. Ho chiesto una proroga di due settimane». Alle 21.15 del 26 dicembre 2019, al bar si sono presentati «Alex e Luca. Mi hanno chiesto di uscire. Luca mi ha dato uno schiaffo, facendomi sbattere la spalla contro il muro. Mi hanno trascinato in un canale nei pressi del bar. Sì, Luca mi ha dato altri schiaffi. Alex mi ha detto: ‘Guarda che se non restituisci i soldi, io ti apro da parte a parte’». Il 5 gennaio del 2020, «Alex e Luca sono arrivati al bar senza appuntamento. Luca è rimasto sulla porta, Alex mi ha chiesto un caffè e se avevo i soldi. Gli ho detto: ‘Aspetta due settimane’. Dietro il banco, mi ha dato pugni e calci, di tutto e di più. Avevo il sangue dall’orecchio. Quattro minuti di pestaggio. Alex Celotto fa incontri MMA di pugilato. Ho fatto 20 giorni in ospedale, ero irriconoscibile».

Il 23 gennaio, dopo il pestaggio, alla polizia Nastasia aveva dichiarato che suo padre si era procurato 3 mila euro con un finanziamento. «I soldi li ho dati al mio amico Cristian che li ha consegnati ad Alex e Luca». Secondo l’accusa, il 6 febbraio Luca ha chiamato Nastasia. Una telefonata minacciosa: «Se non mi dai i soldi ti spacco la faccia». Altri 2 mila euro, Nastasia li ha poi consegnati a Cristian nel suo bar, dove chi ha indagato aveva già piazzato delle telecamere «E c’erano anche i poliziotti». Cristian consegnerà poi i 2000 euro a Luca. E i rimanenti 500 euro? «No, no li ho dati. C’erano già le telecamere. Dopo il pestaggio e il ricovero, sono rimasto a casa due mesi e mezzo, perché non riuscivo ad andare al lavoro. L’attività l’ha porta avanti mio fratello. Io comunque non ho denunciato nessuno». Il 25 ottobre prossimo Verrini si difenderà. A testimoniare al processo potrebbe essere chiamato «Kamikaze».

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