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Diocesi in lutto, si è spento il sacerdote don Enrico Ferrari

Aveva 82 anni e ha combattuto silenziosamente, così come predicava e aiutava, contro la malattia

Andrea Arco

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andreaarco23@gmail.com

07 Maggio 2022 - 15:51

Diocesi in lutto, si è spento il sacerdote don Enrico Ferrari

Don Enrico Ferrari aveva 82 anni (foto diocesidicremona.it)

SORESINA - Si è spento nella notte don Enrico Ferrari, parroco della gente e sacerdote devoto ai poveri e agli ultimi. Aveva 82 anni e ha combattuto silenziosamente, così come predicava e aiutava, contro la malattia. Arciprete prima a Drizzona, negli anni 80, poi a Pieve d’Olmi negli anni ‘90, nel nuovo millennio si era trasferito a Soresina. I parenti, che rispettando le sue ultime volontà chiedono riservatezza e religioso silenzio, sceglieranno nelle prossime ore se la funzione, privata, si svolgerà a San Siro o alla Maria nascente del Migliaro, dove è nato e cresciuto. Anche la data è da definirsi. Le parole di monsignor Angelo Piccinelli: «Un grande sacerdote, una bella persona. Era il prete del Concilio Vaticano Secondo, del dialogo, dell’accoglienza. Moderno, mai antagonista. Splendida figura».

Addio, o meglio arrivederci, a don Enrico. Storica e iconica la figura del sacerdote, tanto amato e conosciuto quanto schivo nei confronti di cronache e riflettori. Si era imposto, perché ci credeva profondamente, di lavorare e aiutare senza farsi pubblicità, di fare del bene quasi ‘di nascosto’. Ha detto addio, dal suo letto d’ospedale nel Maggiore di Cremona, ai suoi cari. Ma a soffrire è anche tutto il Cremonese che Ferrari ha attraversato e servito. Ed è stato proprio questo tema, quello dell'essere ‘servo’ del prossimo, a far da pietra angolare della sua intera esistenza. «Un sacerdote estremamente umile, discreto. Si pensava, ed era, al totale servizio degli altri – rimarca don Piccinelli –. Dotato di una sensibilità straordinaria nei confronti dei poveri, dei sofferenti, dei malati, è stato e resterà un modello di prete per tutti. Non ha mai fatto parlare di sé, è rimasto nascosto. Questo perché aveva uno stile pastorale caratterizzato da un grande rispetto delle persone. Non era mai in contrapposizione, non si scontrava neppure con chi aveva idee radicalmente diverse. Questo ha fatto di lui, secondo me, il prete simbolo del Concilio Vaticano Secondo. Insomma era moderno nello stile, fermo nella fede ma assolutamente riservato, aperto al dialogo, al diverso, alla paternità, alla possibilità di accogliere e aiutare chiunque. Non a caso, infatti, è stato nella nostra parrocchia apprezzatissimo confessore».

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