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CORONAVIRUS. LA STORIA

Covid: terza dose in ritardo perché in quarantena, ma la sanzione arriva lo stesso

La 58enne di Sesto avrebbe dovuto fare il richiamo entro l’1 febbraio ma è andata il 5 perché in isolamento con la figlia contagiata. Ora le è arrivato l’avviso: quei quattro giorni potrebbero costarle 100 euro di multa

Luca Ugaglia

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redazione@laprovinciacr.it

04 Maggio 2022 - 05:20

Covid: terza dose in ritardo, multa puntuale

Marzia Mazzoni, di Sesto, con l’avviso appena ricevuto

SESTO CREMONESE - Cento euro di multa per essersi vaccinata con quattro giorni di ritardo rispetto ai termini di legge. Ai tempi del Covid, ecco quello che succede quando lo Stato si affida alla fredda legge dei computer per «punire» chi non rispetta le regole: succede che nella rete dei cattivi, oltre ai no vax che agli hub non si sono mai fatti vivi, finisce anche chi invece è sempre stato ligio al dovere e che per validi motivi non è riuscito in tempo a fare la terza dose.

È il caso di Marzia Mazzoni, 58enne di Sesto, sposata e madre di due figli, che in questi giorni si è vista recapitare dal Ministero della Salute, tramite l’Agenzia delle Entrate-Riscossione la «comunicazione di avvio del procedimento sanzionatorio».

Tradotto dal burocratese, significa che molto probabilmente dovrà sborsare tanti soldi perché ha violato le regole. Essendo ultra cinquantenne, infatti, avrebbe dovuto farsi iniettare per la terza volta il vaccino entro il primo febbraio. In farmacia, però, lei è andata il 5 di febbraio e adesso questa omissione le potrebbe dunque costare caro.

«Sono molto amareggiata e delusa – confessa Marzia Mazzoni –: io avrei dovuto fare la terza dose del richiamo il 20 gennaio, quindi nei termini stabiliti dalle norme, e avevo già anche in mano la prenotazione. Ma mia figlia purtroppo ha contratto il virus e dal 17 al 27 è stata costretta a rimanere chiusa in casa; assistendola e dunque diventando un suo contatto stretto, mi sono attenuta alle disposizioni emesse dallo stesso Ministero, che prevedono la cosiddetta autosorveglianza attiva e per paura di contrarre il virus ho disdetto la prenotazione del venti, sono tutte scelte che ho fatto in buona fede insomma».

Continua Marzia: «Dopo la guarigione di mia figlia ho fatto subito una nuova prenotazione e l’ho ottenuta il 5 febbraio, quindi quattro giorni dopo il limite massimo fissato dalle norme che appunto obbligano chi ha più di cinquant’anni a completare il ciclo vaccinale; quindi non ho aspettato dei mesi a fare il vaccino, ma solo quattro giorni e per una ragione che ritengo assolutamente valida, non certo per pigrizia o indifferenza. Quindi ritengo questa multa che vogliono darmi assolutamente ingiusta, anche perché ho sempre saputo che la sanzione l’avrebbero presa prima di tutto i non vaccinati e non quelli come me che hanno sempre rispettato la legge».

Il Ministero, prima di far partire l’avviso di addebito per violazione delle norme, ha comunque dato a Mazzoni la possibilità di dire la sua, di giustificare insomma in qualche modo la sua omissione, inviando entro dieci giorni dalla ricezione della raccomandata ministeriale, una sorta di piccolo memoriale (chiamiamolo così) all’Ats di Cremona. Se sulla base delle certificazioni allegate al suo riscontro la stessa Ats riterrà validi i motivi del differimento, potrebbe fermare tutto avvisando il ministero di non procedere a notificare la multa. Nel caso in cui l’autorità sanitaria non dovesse invece ritenere valide le spiegazioni, dovrà pagare.

«Già, io, e penso la stragrande maggioranza delle persone, non abbiamo fatto il vaccino a cuor leggero, perché i dubbi in questi anni sono venuti a tutti, anche perché in tv e sui social ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori sull’efficacia di questa misura di prevenzione e dunque sull’opportunità di farla, ma essendo stata educata al rispetto delle regole, ho obbedito – conclude la signora –. Ho inviato all’Ats le mie giustificazioni sperando che vengano accettate perché questa multa la considero davvero una beffa perché sono sicura di non aver violato alcuna norma».

Tra l’altro mandare la risposta con i documenti che spiegano il ritardo non è stato facile: «Non ho affatto dimestichezza con i computer – conclude Mazzoni – e ringrazio di cuore chi mi ha dato una mano».

Ora lei aspetta e spera che, per usare la stessa terminologia dei burocrati, «la ragione di assoluta e oggettiva impossibilità» sia ritenuta valida e quindi non sia tenuta a pagare la sanzione. In caso contrario, il postino busserà di nuovo alla sua porta notificandole l’avviso di addebito e dovrà pagare la multa entro due mesi. E quelli che a Sesto, come nel resto della provincia e dello Stivale non hanno fatto neanche la prima dose? Avranno ricevuto la raccomandata della discordia? Stando all’ultimo report ufficiale, pubblicato il 21 aprile scorso, sul territorio comunale sono in tutto 468 i «renitenti al vaccino».

Loro la multa la pagheranno? Se rispediranno la richiesta al mittente a quali conseguenze andranno incontro? Sarebbe bello chiederlo al computer del Ministero.

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