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Don Primo Mazzolari, il ricordo nel 63esimo anniversario della morte

L'arcivescovo Perego: «Stupito dalla corsia preferenziale che riservava ai più poveri». Il sindaco Torchio: «E' patrimonio dell’umanità»

Pierluigi Cremona

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pierluigi.cremona@virgilio.it

26 Aprile 2022 - 09:59

Don Primo Mazzolari, il ricordo nel 63esimo anniversario della morte

BOZZOLO - La diocesi di Cremona e la parrocchia di Bozzolo hanno ricordato la figura di don Primo Mazzolari nel 63esimo anniversario della sua morte. La messa è stata celebrata dal cremonese Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, affiancato dal vescovo di Cremona, Antonio Napolioni, dal parroco di Bozzolo, don Luigi Pisani, e numerosi altri sacerdoti del territorio. A introdurre la celebrazione, sulla piazza, il saluto del sindaco Giuseppe Torchio, che insieme all’orgoglioso riferimento per un don Mazzolari «patrimonio dell’umanità», con riferimento al convegno che ha visto don Primo protagonista all’Unesco, ha voluto anche ringraziare le suore di Maria Bambina che presto lasceranno Bozzolo, dopo una significativa presenza nel mondo della scuola che ha origine sin dal 1916; proprio il loro Istituto che si trova al di là della piazza sarà rivalorizzato – ha detto il primo cittadino – nel segno della pastorale e della memoria mazzolariana.

«Non ho potuto conoscere don Primo – racconta Perego, dopo aver ricambiato i saluti del vescovo e dopo aver ringraziato Paola Bignardi, presidente della Fondazione Mazzolari, per l’invito –. Eppure lo sento come un confratello, come un amico, un compagno di viaggio nella strada presbiterale. Ho conosciuto don Primo in quarta ginnasio. E grazie al mio preside, don Carlo Bellò, storico e biografo di Mazzolari, partecipai a una serie di presentazione di libri di Mazzolari».

E don Primo lo ha accompagnato anche negli anni successivi: «Da giovane ebbi la fortuna di assistere il vescovo Assi per otto anni. Con lui respirai moltissimo la figura di Mazzolari, le sue opere, i suoi insegnamenti, e rimasi stupito dal suo profondo amore verso il Papa, ma soprattutto dalla corsia preferenziale che riservava ai più poveri. E anche negli anni in Caritas ebbi l’opportunità di notare la propensione di Mazzolari verso i più deboli, la sua attitudine caritativa, ma anche la sua obiezione di coscienza alle armi». E da qui l’arcivescovo cremonese, che in CEI ricopre anche il ruolo di presidente della Fondazione Migrantes, si è riallacciato allo scenario ucraino, citando i pensieri di don Primo: parole ancora attuali che richiamano la situazione di oggi, in cui persone, soprattutto donne e bambini, fuggono dalla guerra.

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