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Social, un «like» sotto un post discriminatorio può costare caro

Incontro al Liceo Anguissola con il sostituto commissario Alberto Casarotti responsabile della Sezione Polizia Postale e delle Comunicazioni

La Provincia Redazione

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23 Aprile 2022 - 15:16

Social, un «like» sotto un post discriminatorio può costare caro

CREMONA - Rappresentanti e studenti delle classi del biennio del Liceo Anguissola, rispettivamente in presenza e on line, hanno assistito all’incontro con il sostituto commissario Alberto Casarotti responsabile della Sezione Polizia Postale e delle Comunicazioni di Cremona.

Durante l’incontro Casarotti ha efficacemente coinvolto gli studenti, affrontando i diversi rischi collegati ad un uso di internet improprio e superficiale, attraverso la narrazione di casi reali.

La dipendenza e la perdita di contatto con il mondo reale sono rischi da non sottovalutare e alla base di comportamenti agiti solo nel mondo digitale, vissuto in una dimensione deresponsabilizzante, di intangibilità e anonimato.

casarotti

Il sostituto commissario Alberto Casarotti  e gli studenti presenti all'incontro

La consapevolezza che ognuno di noi lascia tracce informatiche permanenti e la conoscenza della legge portano ad una maggiore capacità di effettuare scelte corrette.

La confusione tra opinione e diffamazione e la sottovalutazione di comportamenti considerati “scherzosi” può in realtà portare alla commissione di reati con conseguenze civili e penali gravi.

 Casarotti ha richiamato alla recente sentenza della Corte di Cassazione che ha stabilito come un semplice like sotto un post discriminatorio sia configurabile come istigazione all’odio razziale e quindi ascrivibile ai reati dei crimini d’odio.

Sbaglia chi pensa che lasciare un “mi piace” sia un atto innocuo. La sentenza ribadisce che un like non è solo un segno di apprezzamento, ma può inquadrarsi come adesione a un’ideologia e propagazione di idee con al centro, nel caso esaminato dalla Corte, l’istigazione all’odio razziale.

Il like aiuta la diffusione di un contenuto e, come ricordano i giudici, «la funzionalità newsfeed, ossia il continuo aggiornamento delle notizie e delle attività sviluppate dai contatti di ogni singolo utente è, infatti, condizionata dal maggior numero di interazioni che riceve ogni singolo messaggio».

Tutto ciò, quindi, si può configurare come diffusione di idee razziste. Infine Casarotti ha affrontando il reato di sexting sottolineando con forza il rischio che le vittime di violenza corrono nel decolpevolizzare l’autore del reato; è importante proteggersi ma anche riconoscere la responsabilità dell’altro.

Alberto Casarotti ha inoltre evidenziato come la richiesta di foto con contenuti a sfondo sessuale, la loro detenzione e circolazione configurano i reati di pedopornografia e come tali sanzionabili con pene detentive e l’interdizione dai pubblici uffici, condizionando la vita futura del minorenne.

L’intervento rientra nei percorsi di educazione alla legalità che prevedono, attraverso la collaborazione con le forze dell’ordine, la prefettura e i soggetti del terzo settore, interventi differenti ma sempre finalizzati ad offrire agli studenti e alle studentesse spazi di confronto e incontro con gli operatori presenti sul territorio sui temi della cittadinanza attiva.

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