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IL NODO DELLA FAUNA SELVATICA

«I cinghiali devastano tutto», guardie provinciali ferme

L’allarme dell’agricoltore Bernardi: dal primo del mese solo controlli in attesa di chiarimenti dalla Regione

La Provincia Redazione

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10 Aprile 2022 - 05:10

«I cinghiali devastano tutto», guardie provinciali ferme

CREMONA - «Cinghiali lasciati liberi di distruggere i seminativi». A sollevare il problema è Matteo Bernardi, imprenditore agricolo e consigliere della Libera associazione agricoltori cremonesi. Perché a partire dal primo aprile, le guardie provinciali e il personale autorizzato che le coadiuva, sul territorio e nelle aree protette provinciali, si limitano a monitorare e alla raccolta di segnalazioni sulla presenza dei cinghiali. A confermarlo è il vicecomandante della stessa Provinciale, Marco Sperzaga, declinando le disposizioni del comandante del Corpo, Salvatore Guzzardo.

L’agricoltore Matteo Bernardi

Il tutto, in attesa di chiarimenti da parte delle autorità sanitarie e della Regione, prima di procedere ulteriormente. Una decisione calata quindi dall’alto e che blocca di fatto gli interventi del personale del nucleo faunistico e che, specifica Bernardi, «appare incomprensibile nel momento di maggior necessità di intervento e considerato come si fosse creata e mantenuta nel tempo una collaborazione attiva e proficua tra agricoltori e guardie provinciali. Tanto da consentire risultati importanti nell’impatto dei cinghiali sulla campagna e come già nella recente fase di preparazione dei terreni destinati al mais, erano state coordinate le semine con l’organizzazione degli interventi di controllo». Una presa di posizione senza preavviso per gli agricoltori e che — viene rimarcato — «doveva essere predisposta in modo e nel tempo di minor impatto degli animali sulle colture, con le semine del mais in corso ovunque e che non tiene in alcun conto le numerose segnalazioni del mondo agricolo».

Un comparto, che si trova ad affrontare da solo e senza strumenti un problema che spetta a Regione e Provincia risolvere, con campi di mais appena seminati e distrutti, con risarcimenti che quando arrivano non coprono nemmeno la metà dei danni e che deprimono il lavoro delle imprese, in un momento di profonda crisi con costi delle sementi e dei carburanti alle stelle e con l’Ue e lo Stato che chiedono di aumentare le produzioni di cereali, anche modificando la Pac e i contratti. «Se questa situazione di stallo non troverà una immediata soluzione —specifica Bernardi — sembra quasi inutile seminare il mais dov’è presente il cinghiale e le associazioni agricole e gli agricoltori tuteleranno in ogni sede i propri interessi, stufi di lavorare per niente. Si chiede alla direzione generale agricoltura della Regione di intervenire».

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