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CORONAVIRUS: LE CERIMONIE

Covid, una rosa per tutte le vittime

Ai piedi della lapide inaugurata dal Presidente Mattarella, il ricordo commosso degli «sconfitti» dal Covid. Il sindaco Galimberti: «Tanta sofferenza»

Mariagrazia Teschi

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mteschi@laprovinciacr.it

19 Marzo 2022 - 05:20

Covid, una rosa per tutte le vittime

CREMONA - C’è una rosa rossa appoggiata al muro, ai piedi della targa sotto i portici di palazzo comunale che ricorda i cremonesi morti per il Covid. Una rosa accompagnata da un bigliettino con scritto «papà», e un cuoricino disegnato a biro. Il dolore pubblico e quello privato si sono abbracciati ieri — Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia da Coronavirus — anche a Cremona, momento di riflessione e condivisione di una comunità di fronte alla targa scoperta in occasione della vista a Cremona del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 25 maggio dell’anno scorso, che così recita: «In memoria dei cittadini e delle cittadine cremonesi morti per il Covid-19, del coraggio delle loro famiglie, della cura degli operatori sanitari, del lavoro di tanti per affrontare insieme la pandemia. Per non dimenticare la passione affinché la Comunità sia più forte e, dopo tanto dolore, possa costruire nuove strade di futuro». La manifestazione, istituita dal Parlamento per conservare e rinnovare la memoria di tutte le vittime e promossa dal Comune, si è aperta sulle note del silenzio fuori ordinanza, eseguito dalla tromba di Giuseppe Riccucci e dalla benedizione impartita da don Gianpaolo Maccagni: «In un tempo oscurato — ha detto il sacerdote — la Pasqua porti la luce e l’amore renda ciascuno di noi artigiani di umanità».


Schierati sotto il porticato di palazzo comunale, il sindaco Gianluca Galimberti, il prefetto Corrado Conforto Galli, il questore Michele Davide Sinigaglia, autorità civili e militari e i rappresentanti di Ats Val Padana e Asst Cremona, alcuni membri della giunta. Bandiere a mezz’asta per tutta la giornata, sulla facciata del Comune, in segno di lutto. «Ora si intravvede un’uscita dalla pandemia, ma siamo entrati in un’altra pandemia, quella della guerra e dell’odio: siamo ancora disposti a lasciare da parte gli egoismi, gli individualismi, a favore del bene comune?». Lo ha chiesto prima di tutto a se stesso il sindaco nel suo breve e commosso intervento, invitando i presenti a una riflessione «sul significato delle parole» e «l’importanza e la necessità» di ricordare. «Non dobbiamo dimenticare ciò che è stato, i nomi dei nostri cari che ci hanno lasciato, molti di loro nella solitudine fisica e degli affetti. Non dobbiamo dimenticare le solitudini di chi oggi è rimasto solo e di chi, allora, ha dovuto sopportare lunghe solitudini prima di tornare ad abbracciarsi». Ma le persone dimenticano in fretta anche il bene ricevuto. «Qualcuno si è davvero già dimenticato — ha proseguito Galimberti — di quante vite umane la scienza ha salvato, dei medici e degli infermieri che si sono presi a cuore persone ma soprattutto storie, sofferenze. Continuare a ricordare ciò che è stato è un onere e una responsabilità. Facciamolo — ha proseguito — anche per chi ha dimenticato». Uscire da una pandemia per entrare in un’altra non ha impedito che «rivendicazioni egoistiche» prendessero — in talune occasioni - il sopravvento.

«La pandemia della guerra e dell’odio non cancelli quanto abbiamo imparato soltanto due anni fa. Perché se metto il mio interesse davanti a quello degli altri, allora si muore davvero. Ma se l’interesse comune viene prima e sopra gli individualismi, se la città mostrerà il medesimo coraggio nel rispondere all’odio con la generosità, la condivisione, l’accoglienza, dai tempi drammatici che aspettano i nostri fratelli ucraini anche noi usciremo rafforzati. Rafforzando anche l’idea che lavorare insieme, tenere insieme la comunità, interrogarci in coscienza di cosa vogliamo davvero, ci porterà a scoprire un interesse maggiore del nostro personale. Non dimentichiamo, perché proprio il ricordo dei nostri concittadini che abbiamo perso in quei mesi ce lo chiede con forza: coraggio di affrontare le nuove sfide, tenacia nel perseguire il bene della città con progetti e azioni, desiderio di costruire una comunità forte e coesa».

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