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CARNEVALE E TRADIZIONI

Torna il falò della tradizione. E saluta gli ultimi coriandoli

L’edizione numero 354 dell’accensione del fuoco conclude tra i canti le giornate in maschera a Pescarolo

Serena Ferpozzi

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redazione@laprovinciacr.it

02 Marzo 2022 - 10:07

Torna il falò della tradizione. E saluta gli ultimi coriandoli

PESCAROLO - La tradizione si rinnova e il fuoco illumina la piazza. Ieri sera, con l’edizione numero 354 del tradizionale falò, si sono chiusi i festeggiamenti del Carnevale di Pescarolo che, seppur in forma ridotta, ha permesso a grandi e piccini di ritrovarsi e far rivivere un antico rito. Domenica infatti grazie alla Pro loco, guidata dall’instancabile Claudio Dondi, erano stati posizionati i giganti di cartapesta e un carro statico in piazza Garibaldi che per l’occasione si era trasformata in un tripudio di colori tra coriandoli, stelle filati e mascherine.

L'accensione delle torce utilizzate per attivare la catasta di legna del falò di Pescarolo


L’EVENTO E' STATO UN SUCCESSO

Ad assistere alle fiamme, che partite dalla catasta hanno presto raggiunto il grande tronco di rovere e gli ombrelli issati in cima, c’era praticamente il paese intero e molte persone venute anche da fuori. Dopo l’accensione delle fiaccole e il rito dei tre giri in senso antiorario attorno al grande fuoco, tutti col naso all’insù per capire come il rogo avrebbe raggiunto la cima. Ad allietare la serata, organizzata in modo magistrale dagli Amici del falò, è stato il tradizionale coro. A chiudere in modo ufficiale i festeggiamenti è stato il suono del campanone, che ha ricordato a tutti la fine del Carnevale e l’inizio della Quaresima. Durante la manifestazione è stato ricordato che la pianta estirpata domenica mattina, sarà sostituita in primavera da tre nuove che saranno piantate insieme ai bambini delle scuole. A Pescarolo quella del falò è una tradizione antichissima. Al termine del rito propiziatorio i volontari hanno ammucchiato i resti attorno alla pianta e hanno poi ricoperto con terra e sabbia per evitare il fastidioso fumo. Una bella serata che ha fatto rivivere un’antica tradizione.

LA PESTE DEL 1630

Di fronte a queste manifestazioni popolari vecchie di secoli ci si domanda: Perché si fa? La risposta è stata trovata in uno scritto di Stefana Mariotti, presidente del Museo del lino, anima e cuore del paese di Pescarolo. Racconta che questo gran falò vuole ricordarne uno ancora più grande, acceso nel 1630, dopo la famosa peste raccontata dal Manzoni. Allora era necessario dare alle fiamme tutto ciò che gli ammalati avevano toccato per impedire il propagarsi e dilungarsi della malattia (comprese tutte le suppellettili di casa, naturalmente). Ma nello stesso tempo significava sconfiggere il male, non solo fisico, ma anche morale, per poter ricominciare da capo, sul pulito, con spirito nuovo.

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