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CREMONA. IL LUTTO

Addio all’ex pm Giuffrida, è scomparso il giorno del suo 96° compleanno

Guidò la Procura. Andò in pensione nel gennaio del 1998, dopo 47 anni di servizio, 26 dei quali passati nella città del Torrazzo

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

14 Gennaio 2022 - 19:02

Addio all’ex pm Giuffrida, è scomparso il giorno del suo 96° compleanno

L'ex procuratore di Cremona Giuseppe Giuffrida

CREMONA - L'espressione severa, due giornali sotto il braccio - La Provincia e l’Unità - a passo lento percorreva il corridoio del Palazzo di Giustizia, dal suo ufficio all’aula penale.

È scomparso oggi, nel giorno del suo 96° compleanno, Giuseppe Giuffrida, già procuratore di Cremona. Andò in pensione nel gennaio del 1998, dopo 47 anni di servizio, 26 dei quali passati nella città del Torrazzo.

Occhi piccoli, sguardo penetrante, viso scolpito dal sole del Sud, alla vigilia della pensione, Giuffrida raccontò a La Provincia: «Sono a Cremona dal primo marzo 1959, tranne un intervallo di circa 12 anni alla Corte d’appello di Brescia. La Procura mi ha dato molte soddisfazioni. Non si sono registrati reati gravi, come il sequestro di persona. Il racket praticamente non esiste. E anche i reati contro la pubblica amministrazione non sono stati così numerosi come l’andazzo poteva far sospettare».

Cominciò con il caso degli «Alloggi d’oro», finì con quello sul «palazzetto dello Sport». In mezzo, la «tangentopoli cremonese». E i molti processi di droga, «anche se a Cremona si tratta di piccoli o medi spacciatori».

Il delitto di via Oscasali. «Non si può parlare di soddisfazione, quando il giudice accoglie le tue richieste — raccontò il procuratore Giuffrida — È un conforto: la prova che il lavoro svolto non è stato inutile. Non ho mai gioito nel mandare in galera una persona. Come si dice? ‘Pochi, maledetti e subito’: non sono per le pene gravissime, ma per pene non lunghe, applicate subito ed efficaci».

Non era un mistero che fosse un uomo di sinistra. «Come ideologia — spiegò — però non mi identifico in un partito, né tanto meno ho mai preso una tessera. Sono stati gli studi storici giovanili a condurmi su queste convinzioni: i ‘nuovi sistemi’ mi affascinano, il progresso sociale e politico passa spesso di lì. Non sto parlando ovviamente del comunismo reale. E, ovviamente, la politica non ha mai influenzato il mio lavoro».

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