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CORONAVIRUS: IL NUOVO FRONTE

Allerta infermieri contagiati, il Covid è rientrato in corsia

Sale la preoccupazione della Fnopi. In Asst Cremona sono 50 i positivi: 43 sanitari e 7 non sanitari

Bibiana Sudati

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redazioneweb@laprovinciacr.it

04 Gennaio 2022 - 09:50

Allerta infermieri contagiati, il Covid è rientrato in corsia

CREMONA -  Il nuovo anno si apre con un altro, nuovo, allarme sul fronte sanitario: i contagi, in vertiginosa crescita tra la popolazione, non risparmiano il personale sanitario. La preoccupante incidenza, rallentata solo dalle vaccinazioni obbligatorie per il settore, è registrata soprattutto tra gli infermieri. Non a caso è proprio dalla Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche che arriva la denuncia, insieme alla richiesta di provvedimenti certi per aumentare organici e qualità all’assistenza. «In un mese – avverte la Fnopi – sono aumentati del 210% gli operatori sanitari contagiati (e di questi l’82% sono infermieri) e di quasi il 286% le persone contagiate. In tutto sono 135 mila gli infermieri che hanno contratto il virus da inizio pandemia». 

Infermieri al lavoro nel reparto Covid dell’ospedale Maggiore di Cremona: è allerta per i contagi

L'ONDATA PANDEMICA SI INGROSSA

Così, ad un grande problema si aggiunge un’ulteriore criticità: lo conferma Enrico Marsella, presidente Opi Cremona. «Gli ospedali sono già in difficoltà a reperire personale in un momento in cui l’ondata pandemica si sta ingrossando con conseguente aumento dei ricoveri. Perdere personale perché malato o in quarantena preoccupa. Anche in provincia di Cremona si registrano decine di casi di colleghi che a causa del Covid hanno dovuto assentarsi dal lavoro». Nell’ambito di Asst Cremona, ad esempio, su 2.483 dipendenti (operanti tra Ospedale Maggiore e Oglio Po) sono 50 quelli attualmente positivi. Di questi 43 sono sanitari e 7 non sanitari. «Ma – sottolineano da Asst – in base ai tracciamenti, si tratta di contagi avvenuti fuori dall’ambito ospedaliero». Un numero che al momento non desta preoccupazione, ma che viene costantemente tenuto sotto controllo, proprio per non ritrovarsi sguarniti in un momento in cui si è di nuovo sotto pressione.

LA DOSE BOOSTER

Si confida sull’effetto effetto vaccino, soprattutto sulla dose booster: in base ai dati Iss, se a giugno 2020, con la prima fase della pandemia calante, ma senza vaccini, il rapporto operatori sanitari contagiati-popolazione contagiata era quasi del 13%, con le prime dosi di vaccino e senza varianti a dicembre 2020 si scende a un valore medio di circa il 3%, legato anche alle misure di contenimento generali per le festività che hanno portato un crollo nei contagi. All’inizio di dicembre 2021 si passa invece a circa l’1,6% e ancora, a inizio 2022, anche con i casi in aumento esponenziale, a circa l’1,3%. Questo grazie alla diffusione pressoché totale della dose booster tra gli operatori a contatto con gli assistiti, con casi di gravità minore per loro e nessun decesso.

LA CARENZA DI FIGURE PROFESSIONALI

Ma la situazione che si sta vivendo porta a galla vecchie questioni mai risolte, come la carenza endemica di figure professionali. Basta pensare che in Italia mancano all’appello tra gli 80 e i 101 mila operatori. «Se da un lato è prioritario assicurarsi che tutti siano vaccinati – commenta ancora la Fnopi – dall’altro serve compiere decisioni drastiche per dare forza all’assistenza: eliminare la burocrazia per far fronte alla carenza di professionisti, che non consente oggi di mettere a disposizione dell’assistenza almeno 600 mila ore a settimana in più necessarie ai territori. Serve poi una formazione di operatori specializzati per garantire qualità dell’assistenza: infermiere di famiglia e comunità, infermiere scolastico, infermiere per la non autosufficienza, per le cure palliative, per l’assistenza agli anziani, per i cronici. E vanno aumentati i posti a bando nelle Università per gli infermieri».

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