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CORONAVIRUS. L'ECONOMIA

Covid , l'Istituto Tagliacarne «boccia» Cremona

Impietoso il raffronto tra il 2019 e il 2020: in dodici mesi -8,7% del valore aggiunto

Elisa Calamari

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02 Dicembre 2021 - 05:30

Covid , l'Istituto Tagliacarne «boccia» Cremona

CREMONA - La pandemia ha messo in ginocchio l’economia nazionale e Cremona risulta fra i territori più colpiti, piazzandosi al 78º posto (su 107) per calo del valore aggiunto, che resta però ampiamente sopra la media nazionale. Si tratta dell’incremento di valore che si verifica nell’ambito della produzione e nella distribuzione di beni e servizi finali grazie ai fattori produttivi adoperati a partire da beni e risorse primari: in provincia di Cremona nel 2020 è stato registrato un -8,7% rispetto al 2019. Che si traduce in un valore aggiunto di 9,4 miliardi di euro, pari allo 0,63% dell’intero valore nazionale.

A scattare questa «fotografia» sono stati il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e Unioncamere nazionale, che nei giorni scorsi hanno reso pubblica un’anticipazione delle stime del valore aggiunto prodotto nelle province italiane nel corso del 2020. Il lavoro, svolto in collaborazione con Istat nell’ambito del Programma statistico nazionale, ha evidenziato la capacità dei diversi sistemi economici territoriali di produrre ricchezza nell’anno più nero del Covid, attraverso un’analisi delle variazioni rispetto all’anno precedente, sia con riferimento al valore aggiunto complessivo che con riferimento al valore aggiunto pro-capite.

CONFRONTO CON CITTA' VICINE. Va subito detto che il confronto con le province vicine non è sempre lusinghiero per Cremona. Infatti Piacenza, Parma e Lodi hanno fatto registrare un’inferiore contrazione del valore aggiunto, rispettivamente con -8%, -5,9 e -5,4%. Ma tradotte in cifre, le percentuali in alcuni casi significano comunque un valore aggiunto inferiore, come è il caso di Piacenza con 7,9 miliardi di euro. Al contrario Pavia ha fatto registrare un -12% ma la produzione economica 2020 si assesta a quota 10,9 miliardi di euro.

Il record territoriale va a Parma, che rappresenta l’1% del valore aggiunto nazionale con 14,9 miliardi di euro nel 2020 (-5,9% rispetto al 2019) che valgono un 29º posto. Se si esamina il valore aggiunto pro capite, inoltre, si vede che la provincia di Cremona nel 2020 si è attestata a 26.721 euro, contro una media nazionale di di 25.058 euro. Questo vale alla provincia di Cremona la 32ª posizione nella classifica di quelle italiane, perdendo tre posizioni rispetto all’anno precedente. Meglio Piacenza e di nuovo Parma, rispettivamente al 19º e 6º posto, con un valore aggiunto pro capite di 28.025 e di 32.828 euro. In un’ottica di lungo periodo, però, il valore aggiunto pro-capite cremonese rilevato nel 2020 registra comunque un miglioramento rispetto a quello del 2011 che era 25.293, 69 euro. E soprattutto resta al di sopra della media nazionale che è 25.058,02 euro.

DIFFERENZE TRA NORD E SUD. A livello nazionale, gli effetti della pandemia sono evidenti in generale soprattutto per il Centro-Nord, dato il minore decremento del Mezzogiorno, come si può immediatamente percepire dalla mappa che accompagna lo studio. Al primo posto per valore aggiunto pro-capite c’è Milano (seguita da Bolzano e Bologna) con 47.495,28 euro e all’ultimo il Sud Sardegna (preceduto da Barletta e Agrigento) con 12.968,01 euro. In questo contesto, l’ambito piacentino – uno dei più penalizzati in Italia dalla crisi epidemiologica a livello sanitario – mostra, nel confronto con le province vicine, una condizione di discreta tenuta con un decremento del valore aggiunto minore di quanto si osserva appunto a Cremona, Pavia o Alessandria.

Grazie ai dati del Centro Studi Tagliacarne è possibile infine osservare la distribuzione settoriale del valore aggiunto riferita all’anno 2019, prima dell’evento pandemico (per il 2020 non è ancora disponibile) e di confrontarla con quella rilevata nel 2010. Rispetto alla struttura media nazionale, la provincia di Cremona presenta specializzazioni evidenti e importanti nel comparto agricolo, con una quota del valore aggiunto a livello locale del 4,8%: la più alta fra le province limitrofe e oltre il doppio della media nazionale che si ferma al 2,1%. Per quanto riguarda il settore industriale, rappresenta circa un 29,2% del valore aggiunto totale, ben superiore al dato nazionale (19,6%).

Il macro-aggregato ‘Commercio, Trasporti, Turismo e Comunicazione’ incide per il 21,6% (rispetto al 25,2% medio nazionale) e il settore delle costruzioni per il 3,6% contro il 4,3% nazionale; quello degli altri servizi pubblici e privati per il 40,8% contro il 48,8% nazionale.

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