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CASALMAGGIORE. LA STORIA

Pizzoni di Tornata: «Tareq mi salvò la vita, lo adotto»

Il 30enne bengalese: «Lavoravo per 3 euro all’ora e inviavo il denaro a casa. L’incontro con Antonio ha cambiato tutto»

Davide Bazzani

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24 Novembre 2021 - 05:10

Pizzoni di Tornata: «Tareq mi salvò la vita, lo adotto»

CASALMAGGIORE - Da un atto di attenzione e generosità, la nascita di un rapporto di amicizia sfociato nell’adozione, e in parallelo la storia di un riscatto. È ricca di umanità la storia di Tarequjjaman Molla Pizzoni, 30 anni, entrato qualche tempo fa nella vita di Antonio Pizzoni di Tornata, dopo averlo soccorso in metropolitana a Milano.

«Mi sono sentito poco bene, mi sono accasciato e Tareq mi ha aiutato – spiega Pizzoni -. Ho notato subito la sua grande gentilezza. Mi ha raccontato la sua storia, siamo rimasti in contatto. Quando ho saputo che aveva perso il lavoro, ho deciso di fare il passo dell’adozione. Poi è venuto a Tornata, ha aiutato tanto mia moglie Maristella, paralizzata da otto anni (scomparsa quest’anno a 71 anni per Covid, nda)».

tareq

LA STORIA DI TAREQ. A 20 anni Tareq lasciò il suo Paese, il Bangladesh, per venire in Italia, costretto dalla necessità impellente di aiutare la sua famiglia: suo padre, ammalato di tumore, e i suoi due fratelli, più giovani di lui. Ha lottato e c’è riuscito: da una situazione di difficoltà si è risollevato, tanto che venerdì scorso si è anche sposato e prossimamente inizierà a lavorare in una rsa della zona. La sua è una storia umana toccante, come dimostra quello che Tarequjjaman ha scritto in una lettera di ringraziamento ad una sua ex docente della Fondazione Santa Chiara, dove si è qualificato come Operatore socio sanitario. «Le scrivo per ringraziarla di tutti i saperi che mi ha donato», esordisce nella lettera a Silvia Bernardelli. «Grazie a questo corso, io sono cambiato. Non solo, ma vedo il mondo in modo diverso. Quando sono partito dal Bangladesh avevo vent’anni. Mio padre malato. Tumore al cervello. Da noi o hai i mezzi per curarti oppure muori. Due fratelli più giovani di me. Ho lavorato a Chioggia per raccogliere radicchi. Tre euro l’ora, dormire sotto un portico con il concime e i trattori. Mangiavo pomodori, radicchi e altre verdure raccolte nei campi, spadellate, senza olio, sul fornello a gas di fianco al letto. Il letto lo scaldavo con le bottiglie di acqua che prendevo dal rubinetto del padrone».

nozze

Tareq doveva spedire il guadagno tutto a casa. «Pena – dice – non curare la malattia che progrediva. Otto anni condivisi con i miei amici bengalesi sulle panchine o agli angoli dei supermercati di Sottomarina. Mio padre è guarito, ho cresciuto e fatto studiare i miei fratelli. Otto anni condivisi non solo con troppe ore di lavoro ma anche con il terrore di essere espulso come clandestino. Quando un italiano mi dimostrava, anche un poco, di solidarietà e mi parlava, per me quello era un Re. Poi finalmente ho avuto il passaporto così sono andato a Milano. Lavapiatti con la voglia di imparare a fare il pizzaiolo e pizzaiolo con la voglia di essere un cuoco. All’interno dello stesso ristorante, usavo il tempo libero per la mia ‘scalata professionale’. In meno di due anni ho ricoperto il ruolo di chef in un ristorante importante di Milano. Poi il Covid-19, ristoranti chiusi e il buio nella mente. In metropolitana, per avere aiutato un signore che si sentiva poco bene (mio padre attuale) ho conosciuto la persona che mi ha permesso di studiare. Dopo il tirocinio ho voluto preparare un esame all’università, per non perdere tempo. Sono iscritto alla facoltà di Scienze dell’Educazione e della Formazione. È andato bene. Grazie per la sua fiducia. Rimarrà sempre nella mia memoria».

Tareq ha fatto il tirocinio da Oss all’ospedale di Asola, meritandosi un 10 e una menzione: «Un esempio per tutti i colleghi». Anche alla San Vincenzo di Vho è uscito con il massimo, 8. Venerdì le nozze con Fatema Mim. Il 2 dicembre tornerà a Tornata con la moglie.

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