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CORONAVIRUS. LE CONSEGUENZE

Gravidanze in calo: l'incubo Covid dissuade le coppie

Ecco come la pandemia incide sulla fertilità. Rampino (Asst) illustra la situazione a livello locale

Bibiana Sudati

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redazioneweb@laprovinciacr.it

21 Novembre 2021 - 05:15

Gravidanze in calo: l'incubo Covid dissuade le coppie

CREMONA - Il Covid incide anche sulla fertilità di coppia. Non in modo diretto, ma come ragione alla base della scelta di ritardare nel tempo una eventuale gravidanza. E l’età avanzata è da sempre uno dei motivi - se non il principale - che, negli ultimi anni, ha fatto aumentare il numero di donne che non riescono a rimanere incinte in modo naturale. Così, contestualmente, cresce anche il numero delle pazienti che si rivolgono a centri specializzati nella procreazione assistita. Come quello di Asst Cremona che, pur essendo di primo livello (cioè autorizzato all’inseminazione intrauterina), rappresenta un osservatorio prezioso per valutare i cambiamenti in atto in questi ultimi due anni segnati dalla pandemia.

L'AMBULATORIO. «Partiamo dal presupposto che la nostra attività è diretta alle donne. L’età media di chi inizia il percorso per diventare madre è sempre più elevato - spiega la dottoressa Mariangela Rampino, responsabile dell’ambulatorio all’ospedale Maggiore aperto dieci anni fa -. Se prima del Covid ci si aggirava attorno ai 35 anni, oggi parliamo di 37 anni: due anni possono sembrare un’inezia da un punto di vista anagrafico, ma da quello relativo all’attività ovarica è uno stacco enorme che incide pesantemente.

I MOTIVI CHE SPINGONO A RIMANDARE. I motivi che spingono una donna a posticipare nel tempo quel momento sono legati alla pandemia e al generale senso di instabilità che ha generato. Da un lato, le donne lamentano la mancanza di sicurezza lavorativa, c’è ad esempio chi ha perso il lavoro oppure chi lo ha appena riottenuto dopo mesi di stop; dall’altro c’è la paura di portare avanti una gravidanza in una situazione di forte preoccupazione sanitaria, si teme di contrarre il virus e, non ultimo, si ha l’ansia circa gli effetti della vaccinazione sul feto, nonostante le continue rassicurazioni scientifiche su questo versante».

Ma il Covid ha creato anche un intoppo nel sistema: i centri ospedalieri, come quello di Cremona, nel 2020 hanno dovuto interrompere da un giorno all’altro la loro attività.

«Per quasi 8 mesi siamo stati fermi, un tempo prezioso è stato sprecato - spiega la ginecologa -. Abbiamo sospeso l’attività il 24 febbraio 2020 e abbiamo potuto riprendere ad ottobre dello stesso anno. I dati del 2021 sono ben lontani da quelli pre-pandemici: se le 2019 abbiamo eseguito 120 inseminazioni e seguito tra le 8 e le 10 pazienti al mese, quest’anno registriamo 70 interventi, praticamente la metà. La speranza è che piano piano la situazione si normalizzi».

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