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CREMONA

Smart working, stop in ospedale: proteste

La decisione dei vertici dell’Asst scatena la reazione dei dipendenti: «Imposizione dall’alto, senza confronto e ancora in emergenza»

Riccardo Maruti

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rmaruti@laprovinciacr.it

11 Novembre 2021 - 05:20

Smart working, stop in ospedale: proteste

CREMONA. L’Asst di Cremona cancella lo smart working. E tra i dipendenti scoppia la protesta. Non solo per la decisione in sé — che decreta il ritorno in presenza dei 73 amministrativi, tecnici e sanitari fin qui autorizzati allo svolgimento del lavoro agile — ma anche per le modalità con cui è stata assunta: «Una imposizione calata dall’alto, senza alcun tipo di dialogo con i lavoratori», afferma un dipendente dell’AAzienda Socio-Sanitaria Territoriale. Che, senza mezzi termini, parla di «forti malumori» e di «clima di tensione».

La DIREZIONE. Al centro della bufera finisce, in particolare, il direttore generale Giuseppe Rossi, accusato di «scelte unilaterali» e di «totale incapacità di condivisione». Tanto che le rappresentanze sindacali sono state escluse dal confronto: «Le Rsu sono in stato di agitazione in seguito al caso esternalizzazioni, quindi tutte le riunioni con la Direzione sono sospese — prosegue il dipendente —. Tuttavia la Direzione approfitta della situazione per non informare gli organismi sindacali».

LA COMUNICAZIONE. L’azzeramento dello smart working è stato notificato «soltanto ai responsabili degli uffici» senza che i dipendenti ricevessero «nessuna comunicazione diretta», lamenta un altro addetto dell’Asst. L’annuncio del ritorno in presenza al 100% è contenuto in una nota dell’Ufficio Risorse Umane: «A far tempo dal 15 ottobre 2021 la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nelle amministrazioni pubbliche è quella svolta in presenza» perciò «devono essere adottate le misure organizzative necessarie per la piena attuazione della stessa assicurando, da subito, la presenza in servizio del personale preposto alle attività di sportello e di ricevimento degli utenti (front office) e dei settori preposti all’erogazione di servizi all’utenza (back office)». E poi: «La modalità di lavoro agile potrà eventualmente riprendere successivamente alla stipula degli accordi individuali».

L’EMERGENZA CONTINUA. A rendere ancor più indigesto il ritorno in presenza è il tempismo della decisione: «Non siamo affatto fuori dall’emergenza — osserva uno dei dipendenti —. La curva dei contagi è in crescita e, in prospettiva, il quadro sanitario non può essere considerato del tutto rassicurante. Non è certo questo il momento per sospendere il lavoro agile». Proprio di recente, tra l’altro, l’Asst è stata obbligata dal giudice del lavoro a risarcire la mamma manager che aveva intentato causa all’azienda perché «senza motivo» le negava il diritto a lavorare in smart working.

LA REPLICA DELL’ASST. L’Asst spiega le proprie motivazioni in una nota: «Il 21 settembre 2021 è stata dichiarata l’interruzione delle relazioni sindacali da parte delle stesse organizzazioni. Il successivo incontro in Prefettura ha confermato la rottura», afferma l’azienda a proposito del mancato coinvolgimento delle Rsu. Quindi aggiunge: «Nella fase emergenziale, sulla base del regolamento interno, l’Asst di Cremona ha accolto tutte le richieste di smart working presentate dai dipendenti. In attesa dell’emanazione di nuove linee guida ministeriali, attualmente l’Asst sta applicando il Dpcm del 23 settembre 2021 e DM 8 ottobre 2021 con salvaguardia per i lavoratori fragili e con disabilità» . Come dire: è il Decreto Brunetta a imporre il ritorno in presenza. Tuttavia è in corso la valutazione dell’«applicazione dello smart working e il suo sviluppo all’interno dell’Asst» sulla base del «Piano organizzativo del lavoro agile che resterà in vigore sino al 2023».

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