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IL CASO

Cremona, la mamma manager vince la causa: può lavorare da casa

Il giudice del lavoro ha dato ragione alla direttrice della Rete Integrata Maternità Infantile dell’Asst. Condannata al rimborso l’Azienda

Francesca Morandi

Email:

fmorandi@laprovinciacr.it

28 Ottobre 2021 - 05:45

la causa

CREMONA - «La dirigente pubblica ha diritto al lavoro agile». Il giudice del lavoro, Giulia Di Marco, ha dato ragione alla mamma manager, direttrice della Rete Integrata Maternità Infantile dell’Asst, costretta a trascinare in Tribunale l’azienda che da un anno le nega il diritto a lavorare in smartworking. La dirigente, 43 anni, fa progetti, organizza, tra gli altri, il lavoro dei consultori di Cremona e Casalmaggiore. Svolge un’attività che può fare da casa «senza recare pregiudizi all’Asst», scrive il giudice, che ha condannato l’azienda a rimborsare alla lavoratrice 259 euro di spese processuali, più 3 mila euro di compenso professionale all’avvocato Christine Faticati, il legale che ha assisto la manager. Il braccio di ferro tra dipendente e azienda ha inizio to un anno fa. La manager termina il congedo maternità. Il suo bimbo non ha ancora compiuto un anno. Da qui, la richiesta di lavoro in smartworking, inoltrata all’Asst il 29 settembre, richiamando «la normativa vigente per lo svolgimento del lavoro agile nella pubblica amministrazione», spiega l’avvocato Faticati. Richiesta respinta al mittente. Nemmeno l’incontro organizzato da Carmen Fazzi, consigliere di Parità della Provincia di Cremona, serve ad ammorbidire la posizione dell’Asst. E neanche la disponibilità della dirigente a lavorare tre giorni in ufficio e due a casa, cinque mattine nei locali aziendali e cinque pomeriggi a casa, fa cambiare idea al datore di lavoro. Nella causa, l’Asst si è costituita in giudizio. Ha invocato il decreto del 23 marzo 2020 con cui il direttore generale, Giuseppe Rossi, aveva approvato un regolamento «per l’attivazione temporanea e sperimentale del lavoro agile durante l’emergenza epidemiologica da Covid- 19». Destinatari del regolamento: «Tutto il personale del comparto del ruolo tecnico, amministrativo e sanitario non addetto all’assistenza». Non i dirigenti come la manager. Ma «la loro esclusione dal lavoro agile, non è tuttavia motivata e si ricava soltanto implicitamente dalla mancata menzione del personale dirigente tra i destinatari della regolamentazione», scrive il giudice, che l’ha definita «una motivazione pretestuosa». Come «pretestuosa» è «l’urgenza» delle attività svolte dalla manager. Ora, «rendicontare a livello prestazionale l’anno 2020, valutare i dirigenti, impostare la programmazione del 2021, attuare i nuovi protocolli sono attività che ben possono essere svolte, quanto meno in parte, a casa». La norma faro a cui ha fatto riferimento anche il difensore, è l’articolo 18, comma 3 bis, della legge 81/ 2017: «Prevede l’obbligo per i datori di lavoro pubblici e privati di riconoscere ‘priorità alle richieste di esecuzione del rapporto di lavoro in modalità agile formulate dalle lavoratrici nei tre anni successivi alla conclusione del periodo di congedo di maternità’». E’ il caso della manager che ora dovrà accordarsi con l’Asst per lavorare un po’ a casa un po’ in ufficio.

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