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CASALMAGGIORE. IL PROGETTO

Inclusione, restyling di bici smarrite nel laboratorio della Santa Federici

Cristina Cirelli, responsabile della cooperativa: «Un lavoro che sollecita l’attenzione dei nostri ragazzi, la loro manualità fine, l’uso degli strumenti»

Davide Bazzani

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redazione@laprovinciacr.it

23 Ottobre 2021 - 05:35

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CASALMAGGIORE - Rimettere in sesto biciclette rimaste senza padrone per poterle poi utilizzare per girare in città. In estrema sintesi questo è l’obbiettivo del laboratorio di meccanica attivato dalla cooperativa Santa Federici, l’importante realtà di Casalmaggiore che offre servizi alla persona volti a rispondere ai bisogni della disabilità e del contesto familiare, garantendo un progetto di vita mirato al miglioramento della qualità di vita della persona e della famiglia.

“Grazie alla disponibilità del sindaco Filippo Bongiovanni - spiega Cristina Cirelli, responsabile della Santa Federici e della progettazione di servizi per persone con disabilità presso il Cerchio - abbiamo ottenuto la possibilità di avere a disposizione alcune biciclette smarrite, depositate al comando di polizia locale e non reclamate nell’arco di un anno dal ritrovamento”. Due ruote che resterebbero di nessuno e che sarebbero destinate probabilmente alla rottamazione a causa dell’azione prodotta dall’usura del tempo e che invece, grazie alla Santa Federici, tornano a nuova vita.

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IL LABORATORIO. “Nella logica di rimodulazione dei nostri servizi - continua la Cirelli - abbiamo dato il via a questa attività, grazie all’intervento del nostro operatore Francesco, che insegna ai ragazzi come fare per rimettere in sesto le biciclette. Abbiamo iniziato con due, al giovedì mattina, e fortunatamente abbiamo anche la possibilità di usare il cortile della Fondazione Busi per le varie prove. Si tratta di un lavoro che sollecita l’attenzione dei ragazzi, la loro manualità fine, l’uso degli strumenti. Loro sono entusiasti di occupare il tempo così perché si sentono utili ed è emerso che sono particolarmente attenti a tutto, sono oculati, seguono scrupolosamente le indicazioni che vengono loro date, sviluppando così delle capacità. Gli utenti di questo laboratorio sono i ragazzi del centro diurno, quindi soggetti con notevoli compromissioni dell’autonomia personale e sociale, che hanno superato ogni nostra aspettativa. Il tutto è collegato anche al corso che nel 2020 è stato avviato al campo di scuola guida “Antonino Casu” per i ragazzi del Centro socio educativo e del Centro diurno per imparare ad andare in bicicletta in autonomia e acquisire le nozioni fondamentali del codice della strada per riuscire a gestire qualsiasi situazione quando si va in strada”.

Un’operazione importante anche perché attua in concreto le tecniche del riciclo e riuso. I telai vengono rivitalizzati cercando di montare il maggior numero di componenti recuperati e rigenerati, cioè rimessi in perfetto stato funzionale anche se già usati. In questo modo si ottengono bici dalla perfetta funzionalità ma con un valore in più: il rispetto per l’ambiente.

“Adesso - continua la Cirelli - vedremo come sarà il proseguo del laboratorio. Attualmente lo abbiamo attivato presso la nostra sede di via Romani, ma se la cosa prenderà piede potremmo decidere di trasferirlo nel nostro capannone di via Cazumenta, dove svolgiamo già attività di assemblaggio finalizzato all’inserimento lavorativo”.

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