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CREMONA

Addio al sagrestano di Sant'Ambrogio: è scomparso Gastaldi

Aveva 90 anni e per 60 è stato al servizio della parrocchia diventandone un simbolo. La missione vissuta giorno per giorno e il rapporto speciale con i «suoi ragazzi». La passione per il ciclismo

Bibiana Sudati

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redazioneweb@laprovinciacr.it

19 Ottobre 2021 - 10:22

Addio al  sagrestano di Sant'Ambrogio: è scomparso Gastaldi

Armando Gastaldi premiato nel 2011 dall’allora vescovo Dante Lafranconi per i suoi 60 anni al servizio della parrocchia

CREMONA - Armando c’è sempre stato: con i frati cappuccini e con i sacerdoti; con il caldo afoso e il freddo rigido; a Natale, a Pasqua e ad ogni ricorrenza religiosa. Non è mai mancato una volta, impettito e vestito di tutto punto, sull’altare di Sant’Ambrogio: sempre al suo posto, sulla destra, di fianco al celebrante e a tutti i «suoi ragazzi», chierichetti e chierichette, perché a Sant’Ambrogio - una delle prime parrocchie se non l’unica a consentirlo - anche le ragazze potevano vestire la tunica e prendere parte attivamente al rito.

Armando Gastaldi a Sant’Ambrogio era «il sagrestano», un mestiere-missione che incarnava alla perfezione, diventato un tutt’uno con il suo nome, quasi proverbiale come la Perpetua del Manzoni. Se n’è andato domenica, Armando. E con la sua scomparsa se ne va un pezzo di storia del quartiere.

Aveva 90 anni, il sagrestano, 60 trascorsi sull’imponente altare di mattoni rossi a dettare i tempi della messa o a garantire che tutto filasse liscio. E poi in sagrestia, ad insegnare a generazioni di bambini e adolescenti come comportarsi lassù, davanti ai fedeli, al fianco del ministrante. Ha continuato a svolgere il suo ruolo fino ad un paio di anni fa, quando la comunità lo ha poi lasciato andare in «pensione» con una grande festa, la seconda più importante dopo quella in cui il vescovo Dante Lafranconi lo aveva premiato proprio per i 60 anni di servizio.

Ma lui, come era immaginabile, ha continuato a mettere a disposizione degli altri il suo sapere e la sua passione: ancora in chiesa, in un’altra chiesa, questa volta quella della clinica Figlie di San Camillo. Sempre pronto, anche lì, a servire messa. Non era sposato, Armando, ma aveva una grande famiglia: otto fratelli legatissimi tra loro e tanti nipoti e pronipoti con i quali ha condiviso una vita intera e nei quali lascia un vuoto profondo. Profondo come la sua vociona, piena e robusta, con la quale intonava gli inni e le canzoni: quando la platea tra i banchi tentennava, la prendeva per mano e la guidava nella gimcana di note acute e gravi. Una voce che sapeva dosare bene per scherzare, ma anche per sgridare. Mitiche le sue frasi, come quella che rivolgeva bonariamente ai «suoi ragazzi» quando doveva riprenderli per qualche mancanza: «Fà mia el furbacìn!» diceva. E intanto strizzava l’occhio.

arnaldo

Armando Gastaldi con Oreste Perri

Tanti aneddoti legano Armando ai giovani di ieri, adulti di oggi. Ma pochi hanno conosciuto a fondo il suo lato sportivo, forse il meno noto. «Armando amava il ciclismo — racconta il fratello Pierantonio — e per tanti anni ha organizzato il circuito di Sant’Ambrogio e poi quello di via Dante. Quando ancora c’erano i frati, in particolare padre Silvano, anche lui amante delle due ruote, era riuscito a portare a Cremona i grandi campioni di quegli anni».

Ma il suo amore, quello lo riservava alla parrocchia dove lo trovavi sempre: se non in chiesa, in oratorio, a distribuire «le gigiole» al bar. Poi gli acciacchi della vecchiaia si sono fatti sentire e il cuore ha iniziato a fare le bizze. Così, dopo una vita a Sant’Ambrogio, Armando ha «traslocato» all’Opera Pia di Castelverde, dove è rimasto poco meno di un anno. Ha scelto di andarsene nel giorno del Signore, la prima domenica che non ha assistito alla messa.

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Commenti all'articolo

  • vania.1306

    19 Ottobre 2021 - 13:32

    Addio Armando....con te se n'è andato un pezzo di storia di Sant'Ambrogio

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