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CREMONA. IL PROCESSO

Erano ubriachi ma non si opposero agli agenti, assolti dopo sette anni

La notte di Natale del 2014 caos in via Mincio. La difesa: «I poliziotti ebbero una percezione alterata di quanto stava accadendo»

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

15 Ottobre 2021 - 05:55

Erano ubriachi ma non si opposero agli agenti, assolti dopo sette anni

CREMONA - Erano ubriachi, c’erano bicchieri e bottiglie di vino in giro, sui tavolini e per terra, ma «da parte dei poliziotti c’è stata una percezione alterata di quanto, in realtà, stava accadendo» la notte di Natale del 2014, davanti al bar in via Mincio, al quartiere Po. Una notte finita in questura per Matteo e Cristian, 27 e 34 anni, denunciati per resistenza a pubblico ufficiale e sette anni dopo assolti con formula piena «perché il fatto non sussiste».

I FATTI. Quella notte, la gente del quartiere non riusciva a dormire. Troppo baccano facevano quei ragazzi, circa una quarantina, che stavano festeggiando la Vigilia. Schiamazzi, urla. I residenti non ne potevano più. Qualcuno chiamò la Questura. E alle 3.35 arrivarono due Volanti.

IL RACCONTO DEL POLIZIOTTO. «Siamo arrivati nei pressi del bar ancora aperto. Abbiamo notato circa trenta persone in mezzo alla strada. Due di loro si davano spintoni. Uno dei due, quando ha visto le pattuglie, se ne è andato. Abbiamo tentato di capire il motivo di tale disordine, cercando di sedare gli animi, riuscendo ad identificare solamente sedici giovani, perché gli altri si erano dileguati».

Quasi tutti i sedici erano ubriachi. Mattia verrà caricato sulla Volante. Attorno alle due «pantere» c’era il caos. «Ci hanno circondato. Si sono scagliati verbalmente contro di noi».

I sedici cercavano lo scontro («il contatto fisico»). Volevano impedire ai poliziotti di portare in Questura l’amico. C’era molta confusione. Secondo il poliziotto, Cristian, «anche lui abbastanza alticcio» ne avrebbe approfittato. Si sfilò dal gruppo, raggiunse la «pantera», aprì la portiera. Fu, poi, caricato su una Volante, Mattia sull’altra. Intanto, in via Mincio ritornò la calma, il gruppo si dileguò, i residenti tornarono a dormire.

Al processo, attraverso i testimoni chiamati dagli avvocati Marilena Gigliotti per Mattia e Cristina Pugnoli per Cristian (gli stessi imputati si sono difesi), l’episodio si è ridimensionato al punto che anche il pm aveva chiesto di assolverli.

IL RACCONTO DEI DUE GIOVANI. «Mattia è stato portato nell’auto della polizia, è rimasto chiuso dentro per una ventina di minuti circa e ha avuto una crisi di panico – ha sottolineato l’avvocato Gigliotti - . Era stanco, aveva bevuto».

«Mi sentivo soffocare. Ho spinto la portiera per cercare di aprirla e respirare», ha spiegato il giovane al giudice. L’amico Cristian lo vide in difficoltà. «Ha raccolto la sua invocazione di aiuto e gli ha aperto la portiera, ma solo per farlo respirare», hanno sottolineato i difensori. Mattia e Cristian rimasero lì, non si diedero alla fuga, nemmeno ci provarono per sottrarsi ai controlli. «Come mai non avete proceduto all’identificazione di tutti?», aveva rilanciato la difesa? «Perché la tensione era alta, erano ubriachi».

Negli uffici della Questura, le formalità di rito, la denuncia a piede libero per resistenza a pubblico ufficiale, Mattia per aver «spintonato violentemente gli operatori e, una volta salito a bordo della Volante Due, per aver sferrato calci e pugni contro lo sportello»; Cristian «per aver prestato assistenza all’amico, aprendo lo sportello», l’imputazione.

Alle cinque e un quarto del mattino, Cristian lasciò la Questura, un quarto d’ora dopo uscì Mattia, entrambi assolti sette anni dopo.  

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