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LA SENTENZA LIBERATORIA

Cremona, accusata di maltrattare le figlie minorenni: mamma assolta

Il pianto in aula della donna, decade anche la misura dell'allontanamento delle bimbe

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

05 Ottobre 2021 - 17:14

Cremona, accusata di maltrattare le figlie minorenni: mamma assolta

CREMONA - Ha pianto moltissimo, perché si è liberata da quella "spada di Damocle" per dirla con il suo avvocato Mimma Aiello, che pendeva sulla sua testa. La testa di una mamma accusata di maltrattamenti alle sue figlie più piccole, di 6 e 12 anni, quando da mattina a sera beveva, barcollava, non si reggeva in piedi e perdeva le staffe. L’accusa di maltrattamenti è caduta. Assolta, la mamma, «perché il fatto non sussiste», mentre il reato di lesioni è stato riqualificato in quello di percosse, ma ci voleva una querela. E senza la querela, è stato dichiarato «il non doversi procedere». Riparte anche da qui, dalla sentenza emessa dal Tribunale alle 12,57 di oggi, dopo 14 minuti di camera di consiglio, la vita di una mamma che da un anno e mezzo non beve più una goccia di vino. Nell’alcol ci si buttò per colpa del marito. Un uomo violento. Una volta la picchiò così forte da spaccarle la mandibola, il piede un’altra: 45 giorni di gesso e nove mesi di malattia, quasi tutti a letto. Il 18 luglio del 2018 lo arrestarono. Allontanato da casa, oggi vive all’estero e fa il camionista.

LA SPADA DI DAMOCLE

«Sono contenta. La vicenda umana in sé è una tragedia, ma la signora non ha più la spada di Damocle del processo e, curandosi, si è data una nuova prospettiva di vita». Quella vita che le stava sfuggendo di mano. Era la sera del 17 febbraio del 2020, quando la figlia di 12 anni chiamò la polizia. «Mia madre mi ha picchiato, venite, vi prego venite». Gli agenti si precipitarono. La bimba era con la sorellina di sei anni, tutte e due terrorizzate. Il padre non era più tornato, ma con le figlie si era sempre tenuto in contatto, le aveva mantenute senza dire niente alla madre. Alle piccole ci ha sempre pensato anche la sorella più grande, lei maggiorenne, rimasta vicina alla madre. Non l’ha lasciata sola nemmeno oggi, mentre in aula il pm, Vitina Pinto, chiedeva la condanna a 2 anni e 20 giorni di reclusione. Ha pianto anche lei dopo la sentenza. Il capo di imputazione raccontava di quella volta - il 3 gennaio di un anno fa - in cui la madre slogò il polso della figlia dodicenne, di quell’altra volta, il 17 febbraio, in cui colpì con una matita una figlia, all’altra chiuse nella porta del bagno il piede e lanciò dalla finestra il gatto delle sue bambine. Il micio ne è uscito ammaccato, ma vivo. Spesso, lasciò le figlie di notte sole in casa. «Non si è mai resa conto di quello che faceva», ha evidenziato l’avvocato Aiello. Le figlie più piccole sono state affidate ad una famiglia. «Con la sentenza di oggi, la misura dell’allontanamento dalla casa familiare decade. È da un anno e mezzo che la signora non beve più. La sua vita ricomincia».

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