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IL PUNTO DEL DIRETTORE

L'incognita votanti e il crash test per i partiti

Appuntamento elettorale significativo perché riguarda un italiano su cinque, ma il crollo dell’affluenza è un rischio reale

Marco Bencivenga

Email:

mbencivenga@laprovinciacr.it

03 Ottobre 2021 - 05:30

L'incognita votanti e il crash test per i partiti

Dodici milioni di italiani fra oggi e domani sono chiamati alle urne per un’importante tornata di elezioni Amministrative: in tutta Italia si rinnovano 1.157 Consigli comunali e il Consiglio regionale della Calabria, decaduto un anno fa per la prematura scomparsa della presidente Jole Santelli, uccisa dal cancro otto mesi dopo essere stata eletta. In Toscana e in Sicilia si vota anche per assegnare due seggi in Parlamento: il primo era di Pier Carlo Padoan (l’ex ministro dell’Economia del Pd che si è dimesso per entrare nel consiglio di amministrazione di Unicredit), il secondo di Emanuela Del Re (deputata del M5S nominata rappresentante permanente dell’Unione Europea per il Sahel). L’appuntamento elettorale è significativo perché riguarda un italiano su cinque e altrettanti capoluoghi di regione: Roma, Milano, Napoli, Bologna e Torino. Il voto peserà, peserà molto, ma ancora prima dell’apertura dei seggi nasconde una grande incognita: quante persone andranno effettivamente a votare? Il crollo dell’affluenza è un rischio reale dopo il minimo storico registrato dalle elezioni Politiche di tre anni fa: 73%. In pratica nel 2018 un elettore su quattro rinunciò a votare, dato allarmante (anche se in linea con ciò che succede all’estero, se non addirittura superiore) che può essere spiegato in due modi: da un lato, il distacco del Palazzo dal vero sentire della gente; dall’altro, una proposta politica non all’altezza delle aspettative. Quantomeno non allettante.

Vero è che le Amministrative di solito sono più sentite delle Politiche, soprattutto nei piccoli Comuni, ma la fuga dai seggi stavolta non riguarda più solo gli elettori: ha già contagiato i possibili candidati, mai così refrattari a scendere in campo e a mettersi in gioco. È l’effetto perverso della lotta alla casta, un cambiamento giusto in linea di principio, ma che nella

La lotta alla casta ha sbagliato bersaglio: non erano i sindaci i beneficiari di assurdi privilegi

pratica ha sbagliato bersaglio: non erano i sindaci i beneficiari di assurdi privilegi. Semmai gli ex parlamentari «mantenuti a vita» e i funzionari della pubblica amministrazione, lo sterminato esercito dei dirigenti senza volto e senza problemi di consenso, ma dal potere quasi assoluto e con uno stipendio ampiamente superiore a quello dei loro «datori di lavoro», i primi cittadini sui quali gravano tutte le responsabilità e la precarietà del mandato. Alla fine, i candidati sono stati trovati: qualcuno, molto probabilmente, sa già che perderà (è il caso di Luca Bernardo, il pediatra sostenuto dal centrodestra al quale i sondaggi non concedo chance di vittoria nella Milano di Beppe Sala), altri si sono lanciati in una sfida impossibile o sognano di pescare il jolly (è il caso dell’ex ministro Carlo Calenda, che a Roma contenderà la fascia tricolore a ben venti avversari, dalla sindaca uscente, la cinque stelle Virginia Raggi che punta a un clamoroso bis, ai favoriti Enrico Michetti per il centrodestra e Roberto Gualtieri per il centrosinistra). Tutto può succedere anche a Torino (Damilano-Lo Russo la sfida al vertice, con i cinque stelle confinati al ruolo di spettatori dopo la rinuncia a ricandidarsi della sindaca uscente Chiara Appendino). A Bologna e a Napoli partono favoriti Pd e M5S, alleati fin dal primo turno. Ma solo le urne daranno il verdetto definitivo.

Nei piccoli Comuni - provincia di Cremona compresa - sono fiorite le liste civiche e, in genere, i programmi prevalgono sulle bandiere. Non mancano le liste uniche, che sfidano solo il quorum (40% dei votanti). A livello nazionale, invece, dopo otto mesi di Governo d’emergenza le elezioni saranno una sorta di crash test per i partiti, ognuno a modo suo,

Dopo otto mesi di Governo d’emergenza le elezioni saranno una sorta di crash test per i partiti

nessuno escluso: Forza Italia paga il declino del fondatore Silvio Berlusconi e rischia la definitiva irrilevanza; il Pd ha scommesso sulla stabilità per tenere unite le litigiose correnti interne e conta sull’effetto Draghi per recuperare consenso, ma potrebbe pagare l’assurdità di un Enrico Letta che si candida al Parlamento nascondendo il simbolo del partito di cui è segretario nazionale; il M5S che sembrava sul punto di implodere solo pochi mesi fa si aggrappa al nuovo totem Giuseppe Conte: se supererà indenne la boa delle Amministrative (finora lo scoglio politico più insidioso) si garantirà un semestre tranquillo, in attesa dei grandi giochi per il Quirinale e per il nuovo presidente del Consiglio. Se dovesse crollare nei consensi, al contrario, potrebbe rimettere tutto in discussione, nuova leadership compresa. E la Lega? Più che il caso-Morisi deve temere le contrapposizioni interne, con il numero 2 Giancarlo Giorgietti che studia da numero 1 e i governatori delle Regioni del Nord lontani dalla linea «scettica» di Matteo Salvini su vaccinazioni anti-Covid e Green Pass. Il verdetto delle urne potrebbe spostare gli equilibri: del partito e dell’intero centrodestra. In questo campo l’ambiziosa Giorgia Meloni affronta la prova della verità dopo gli elettrizzanti responsi dei sondaggi. Il caso-Fidanza esploso nelle ultime ore potrebbe rivelarsi un’inattesa zavorra per un partito annunciato con il vento in poppa, ma le urne daranno risposta soprattutto alla domanda chiave per il futuro dei Fratelli d’Italia: essere l’unica forza di opposizione al Governo Draghi frutterà un extra di consensi o si rivelerà un boomerang? Fra poche ore lo scopriremo. Intanto… in bocca al lupo ai candidati e buon voto a tutti, comunque la pensiate.

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Commenti all'articolo

  • cirio2

    03 Ottobre 2021 - 09:38

    Tanto gli Italiani sono masochisti.... per poi andare al bar e lamentarsi di chiunque loro stessi voteranno...

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