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CREMONA

Ladro di biciclette per passione: negata la sorveglianza speciale

Rigettata la proposta per un 57enne denunciato più volte. «Non è socialmente pericoloso» . «Da bimbo non l’ho mai avuta. Ho sbagliato, ma le rubavo per fare un giro e le abbandonavo»

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

18 Settembre 2021 - 06:20

ladro di biciclette

CREMONA - «Eravamo in sette fratelli, mio padre faceva lo spazzino». Di soldi, in casa Galdini, giù in Calabria, a Crotone, ne giravano pochi. Il piccolo Antonio sognava una bicicletta. Non ne ha mai avuta una. Si è messo a rubarle, da adulto. 

Ho sbagliato, ma questa cosa di non aver mai avuto una bicicletta da bambino mi è rimasta dentro, mi ha preso la testa. Io, però, le rubavo solo per farci un giro

«Ho sbagliato, ma questa cosa di non aver mai avuto una bicicletta da bambino mi è rimasta dentro, mi ha preso la testa. Io, però, le rubavo solo per farci un giro». Non le ha mai vendute per campare. Dopo «il giro», Antonio Galdini le biciclette le ha sempre abbandonate nelle vie di Cremona, da 42 anni la sua città. Ne ha rubate molte, di giorno e di notte. Cinquantasette anni, Antonio è sì un ‘ladro di biciclette’, non un mafioso.

I giudici hanno rigettato la proposta della Procura di metterlo sotto sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per un anno «perché socialmente pericoloso».

Non lo è Antonio, un omone che di soprannome fa Ponghino, il padre «ucciso giù in Calabria nel 1992 dalla ‘ndrangheta, testimone di un delitto». Poi è venuta a mancare la madre. Cresciuto solo, prende 290 euro di pensione di invalidità e 630 di reddito di cittadinanza. Per casa, un alloggio del Comune, Antonio ha cominciato a rubare biciclette nell’ottobre del 2014. Nell’ultimo anno e mezzo ha collezionato altre dodici denunce, l’ultima è del 6 novembre scorso. «Ma da allora sono bravo».

Nel 2016 sono arrivate le prime condanne, due nel 2019 per possesso ingiustificato di chiave. «È capitato che scassinassi i lucchetti con la trancia».

Ride, Antonio, che non parla l’italiano, ma solo il dialetto calabrese. «Ho fatto solo la prima elementare, anche se mio padre ha insistito molto perché andassi a scuola».

Tempo fa, la Procura ha depositato la proposta di sottoporre il ladro di biciclette alla misura di sorveglianza speciale, proposta proveniente dal questore di Cremona, rigettata a Brescia, dalla Sezione misure di prevenzione con un decreto di tre pagine.

Scrivono i giudici: «Le condanne riportate allo stato sono numericamente contenute e la tipologia dei reati commessi, anche quelli, pur numerosi, per cui non è intervenuta condanna, riguardano invero impossessamento di biciclette che Galdini utilizzava e poi abbandonava, non risultando dagli atti che rivendesse i velocipedi».

«A fronte di tali fatti, pacificamente rilevanti sotto il profilo penale ­ proseguono i giudici -, il Tribunale dovrebbe comunque applicare a Galdini un’etichetta di soggetto socialmente pericoloso, ossia persona che pone a repentaglio concretamente ed intensamente la tranquillità e la sicurezza pubblica. Orbene, non pare un fuor d’opera osservare che il cosiddetto codice antimafia e, quindi, l’istituto della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza evochi scenari bel diversi da quello in cui si trova ad operare un ‘ladro di biciclette’ in un territorio relativamente tranquillo quale quello della provincia cremonese».

Insomma, Cremona non è proprio la culla della mafia più potente al mondo. «Pur prendendo atto della sistematicità delle condotte, del numero delle stesse e della mancanza di sensibilità del Galdini per il diritto di proprietà altrui», per i giudici, tuttavia «le azioni predatorie di Galdini sono di limitato allarme sociale, riguardano beni di valore limitato e non sono indicative di tal caratura criminale da avviare un regime di sorveglianza speciale di pubblica sicurezza».

Raffaella Parisi, legale di Antonio, spiega che «l’avvocato deve sapere andare oltre gli atti giudiziari. Ponghino ha vissuto e vive in una situazione di disagio sociale. Ha difficoltà a deambulare, non sa leggere e si esprime in prevalenza in dialetto. Ho cercato di fargli capire che non deve più rubare». «Ed infatti, avvocato, io non le rubo più». Antonio lo ha promesso.

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