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IL PERSONAGGIO

Cibolini e quella moto Gilera

A 87 anni l’ex pilota ricorda le gare storiche a cui ha preso parte e parla del mitico Circuito del Po

Lucilla Granata

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redazione@laprovinciacr.it

13 Settembre 2021 - 06:10

Cibolini e quella moto Gilera

Dermille Cibolini

CREMONA - Sono passati tanti anni, oltre cinquanta, da quando Dermille Cibolini classe 1933, correva sulle moto della Gilera, ma ancora oggi, ad 87 anni, ne parla con lo stesso entusiasmo e la passione di sempre. Un personaggio di una città d’altri tempi. 

Quello per i motori è un amore grande che ho sin da quando ero bambino e guardavo le moto Gilera nella concessionaria di mio papà

«Quello per i motori è un amore grande che ho sin da quando ero bambino e guardavo le moto Gilera nella concessionaria di mio papà. Avevamo anche l’officina annessa. Non solo mi piaceva correre, ma adoravo l’ambiente, mi piaceva fare il meccanico. Sono cresciuto in mezzo alle motociclette e ho iniziato a corrervi appena ho potuto. Da ragazzetto montavo dei piccoli motori sulle biciclette. Le prime gare le ho fatte su quei mezzi raffazzonati».

circuito del po

È difficile capire fino in fondo di cosa stiamo parlando per chi è abituato a vedere le corse moderne. Quelle con mezzi super tecnologici, aerodinamici e velocissimi, montati da piloti fortunatamente protetti da stivali, paraschiena e addirittura piccoli airbag posizionati all’interno di specifiche tute Tech Air. Balziamo indietro di oltre mezzo secolo per cercare di visualizzare le corse ai tempi delle Gilera di Cibolini.

«Le prime corse le ho fatte su un circuito cittadino qui a Cremona. Si correva lungo via Dante con ritorno su Viale Trento e Trieste. I più anziani se lo ricorderanno perché c’era sempre un sacco di gente lungo la strada che veniva a vederci. Per proteggere noi piloti nelle eventuali cadute, qualche balla di paglia sulle curve. Una cosa ridicola se ci si pensa oggi no? E pensare che per correre quella gara, venivano piloti un po’ da tutto il nord Italia. Quelle sono state le mie prime esperienze, ma la velocità era ancora contenuta. Si facevano al massimo gli 80 all’ora. Poi però sono diventato pilota ufficiale della Gilera. Delle moto che vendeva sostanzialmente mio padre nella sua concessionaria. Il mio obiettivo principale non era tanto quello di vincere, bensì quello di terminare le gare per dimostrare ai potenziali clienti, la bontà e l’affidabilità delle moto leggere di quel tempo. I problemi tecnici infatti, erano molto frequenti e rallentavano o addirittura bloccavano molti corridori. Gli anni in cui ho corso per la Gilera sono stati i più belli della mia vita. Non ho guadagnato intendiamoci, non era una questione di soldi, ma anche solo avere la moto a disposizione con l’assistenza tecnica, era per me il massimo che si potesse avere. E poi nelle gare lunghe, ci pagavano gli alberghi...».

Dermille Cibolini aveva passione e talento. Gareggiò nelle cilindrate 125 e 175. La prima Gilera portata in gara, fu la 150 Dimostrazione, con la quale disputò sia il Giro d’Italia Motociclistico del 1954 che la Milano - Taranto. Ma se il Giro d’Italia, seppur sempre molto avventuroso, era ovviamente una gara a tappe, la Milano Taranto, si svolgeva in giornata. E non di certo, potendo contare su strade agevoli. Le autostrade non esistevano ancora e non vi era neppure la cultura della messa in sicurezza dei percorsi. Quindi le cose andavano più o meno così. Le gare venivano disputate su strade normali, che venivano lasciate aperte alla pubblica circolazione. Lungo il tragitto della gara, solo qualche cartello, che segnalava che la corsa era in svolgimento. Quei giovani piloti dunque, come Dermille, erano eroi sottoposti a rischi elevatissimi, lanciati com’erano alla folle velocità di 170/180 km orari, non in un circuito, ma su una strada con mezzi che potevano arrivare anche dalla direzione opposta.

Le protezioni? Un casco che oggi, è a malapena quello che portano normalmente i ciclisti. «Mi sono divertito tantissimo a correre sia la Milano Taranto che a il Giro motociclistico d’Italia. Oltre alla soddisfazione di essere in gara con la moto Gilera, c’era quella da pilota non importante, di correre accanto ai più grandi dell’epoca sulle loro splendide moto. E così ho avuto l’opportunità di conoscere anche uno come Morini e di correre con piloti che potevano montare in sella a MV, Ducati, Bmw... La mia moto al massimo arrivava ai 180 km orari, ma le loro... Beh le loro superavano ampiamente i 200. Erano di un’altra categoria.

Con la Gilera 150V me la giocavo. Era un modello più evoluto del precedente, ma comunque inferiore rispetto alle prestazioni della agguerrita concorrenza. La mia prima vera moto da GP, fu però la Gilera 175 bicilindrica bialbero, con la quale partecipai al Motogiro d'italia del 1957.Purtroppo a causa di un gravissimo incidente avvenuto alla Mille Miglia di quell’anno, tutte le gare su strada in Italia vennero abolite. Nel 1960 la Gilera chiuse i battenti e con lei anche la nostra concessionaria. Io allora sono rimasto a piedi, ma non ho mai perso la passione per le moto, i motori, la velocità, le corse. E le ho sempre seguite, le guardo ancora adesso. Certi amori non finiscono e il mio per le moto, non finirà mai». Come non credergli. Cibolini racconta la sua storia con le moto, come si parla del primo grande amore. Si sa che ne verranno altri. Ma quello avrà sempre un posto speciale nel cuore.

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