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Attacco di bruchi 'mangia-foglie': alberi spogliati

Siccità e alte temperature hanno favorito l'infestazione dell'Ifantria americana

Massimo Schettino

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mschettino@laprovinciacr.it

07 Settembre 2021 - 19:05

Attacco di bruchi 'mangia-foglie': alberi spogliati

CREMONA - «Un attacco molto forte e diffuso». È quello sferrato quest’anno agli alberi di Cremona e del territorio dai bruchi dell’Ifantria americana, un lepidottero defogliatore arrivato in Italia nei primi anni Ottanta. Lo spiega Gabriele Panena, presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali di Cremona: «La prima segnalazione importante dell’azione dell’Ifantria è del 1985, quando non molto lontano da Cremona, a San Benedetto Po, un filare di gelsi è stato completamente defoliato. Da allora ha continuato a fare il suo mestiere: mangiare le foglie degli alberi». Le larve della farfalla vivono a spese delle foglie che vengono avvolte da una tela sericea, una specie di ragnatela, ed erose completamente lasciando intatte solo le nervature principali. In caso di gravi attacchi la pianta può essere defogliata interamente.


«L’Ifantria — spiega Panena — è polifaga e benché prediliga l’acero negundo e il gelso, in realtà si trova su molti altri alberi e si nutre di più di 200 specie botaniche. In alcune annate è stata trovata anche sulla soia e sul mais. Quest’anno l’attacco è stato molto forte e diffuso a causa della siccità e delle alte temperature. La pioggia, infatti, lava via le uova deposte sulle foglie e quest’anno i giorni con precipitazioni consistenti sono stati pochi. Ha però fatto caldo e le alte temperature favoriscono la schiusa delle uova. Questo insetto fa più generazioni in una stagione e se prima erano due, ora con l’innalzamento delle temperature arriva a tre. Compare ad aprile/maggio, ma è la seconda generazione la più numerosa e vorace. In questi giorni è in corso la deposizione delle uova per la terza generazione che arriverà fra sette o otto giorni. Purtroppo le generazioni tendono a sovrapporsi e non abbiamo grossi strumenti di monitoraggio. L’intervento è infatti tanto più efficace quanto più è effettuato in funzione della diversa fase di sviluppo: uova, larve, farfalla. Le trappole al feromone non funzionano molto e quindi siamo un po’ indifesi di fronte all’Ifantria». L’infestazione in città sembra essere limitata. A Cremona il Comune ha ricevuto una decina di segnalazioni e Aem è intervenuta sulla seconda generazione, quella più distruttiva. «Siamo andati — spiega il direttore generale Marco Pagliarini — allo Zaist, al Boschetto, al Migliaro, al Parco al Po, a San Felice e a Picenengo, ma per interventi circoscritti. L’infestazione in città procede a strisce, non a zone omogenee». 

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