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CREMA. LA STORIA

In Marocco per il figlio ma non riesce a vederlo

Aziz Dahiche ci prova da sei anni: inutile il documento del ministero di Giustizia

Dario Dolci

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redazione@laprovinciacr.it

29 Agosto 2021 - 06:00

Prende e va in Marocco ma gli negano di vedere il figlio

Aziz Dahiche, da anni residente nel Cremasco, in Marocco

CREMA - E' andato in Marocco con la speranza di poter tornare a riabbracciare il proprio figlio Walid, che non vede dal momento della separazione dalla moglie ma, nonostante le autorizzazioni in suo possesso e le tante rassicurazioni, non ha avuto la soddisfazione che cercava.

Aziz Dahiche, operaio marocchino da anni residente nel Cremasco, non sa più a chi rivolgersi. Mostra un documento del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del ministero della Giustizia italiano, che afferma testualmente che «l'autorità centrale di Rabat (capitale del Marocco, Ndr) ha fornito aggiornamenti sulla procedura rappresentando, in particolare, che i nonni materni affidatari del minore Walid non si oppongono a che il padre faccia visita al figlio». 

Sono andato in Marocco per poter vedere Walid, forte appunto della comunicazione del Dipartimento per la giustizia minorile, che mi autorizza a fargli visita in qualsiasi momento. Nonostante questo, non ho potuto vedere mio figlio

Forte di questo documento, Aziz è partito nei giorni scorsi per il suo paese d'origine. «Nonostante il rischio Covid - spiega il padre del minore che oggi ha 12 anni - sono andato in Marocco per poter vedere Walid, forte appunto della comunicazione del Dipartimento per la giustizia minorile, che mi autorizza a fargli visita in qualsiasi momento. Nonostante questo, non ho potuto vedere mio figlio».

La nonna materna del ragazzo era già stata condannata a suo tempo da un tribunale marocchino per la mancata consegna del minore, che le autorità giudiziarie avevano assegnato al padre dopo la separazione dalla moglie, marocchina pure lei ma residente in Italia.

«Ho dato anche dei soldi ai nonni - prosegue Aziz - ma non sono riuscito a vedere e nemmeno a sapere dove sia il bambino e con chi si trovi in questo momento. Purtroppo, in Italia non è stato fatto niente nei confronti della madre di Walid, che me lo ha sottratto. Né i tribunali ai quali mi sono rivolto, né la lettera che avevo scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella hanno cambiato la situazione di una virgola».

Aziz sembra ormai fiaccato da anni trascorsi in tribunali e ministeri, tra avvocati e appelli alle varie autorità, e soprattutto dopo aver sostenuto tante spese, ma non ha ancora perso le speranze e non intende rassegnarsi. Per questo, ha deciso di lanciare un ultimo appello. «Sono passati sei anni senza poter né vedere né sentire mio figlio telefonicamente. Chiedo un sostegno da parte delle associazioni che difendono i diritti dei minori in Italia per arrivare a ritrovarlo e a riabbracciarlo».

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