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CASALMAGGIORE

Le note di "Bella ciao" per l'addio al partigiano Libero

Penne nere, musica e commozione ai funerali di Aurelio Magni, scomparso a pochi giorni dal centesimo compleanno

Davide Bazzani

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redazione@laprovinciacr.it

25 Agosto 2021 - 19:10

Le note di "Bella ciao" per l'addio al partigiano Libero

CASALMAGGIORE - Sono state le note di Bella ciao, accompagnate dalla fisarmonica di Cesare Visioli, a concludere, sul sagrato della chiesa di San Leonardo, le esequie di Aurelio Magni, l’Alpino partigiano scomparso a 99 anni, a un soffio dal traguardo dei 100 anni che avrebbe compiuto il 4 settembre. Quegli onori che gli sarebbero stati tributati dal gruppo Alpini di Casalmaggiore e dal Comune il giorno del compleanno, con la consegna di un riconoscimento in sala consiliare, gli sono stati resi pienamente, in una circostanza triste ma celebrata in un modo semplice e solenne al contempo. Una bella cerimonia, colma di affetto per un cittadino che ha reso pieno onore alla comunità di Casalmaggiore con le sue azioni valorose.

Schierati a fianco della bara gli Alpini della sezione di Cremona e Mantova, cui appartiene il Gruppo di Casalmaggiore, e le penne nere di Borgotaro e Bardi, dove Magni combatté, le altre rappresentanze d’arma dei Bersaglieri, dell’Arma Aeronautica, della Marina, il gonfalone del Comune, la bandiera dell’Anpi, l’Associazione partigiani. Nei primi banchi, da una parte il figlio di Aurelio, Roberto, al quale sono state rivolte le condoglianze dal parroco don Claudio Rubagotti, come alla sorella Agnese. Dall’altro lato il sindaco Filippo Bongiovanni, in fascia tricolore. Sulla bara, coperta da un cuscino di rose rosse, il cappello alpino del partigiano casalasco. Nell’omelia, don Claudio ha posto l’accento sulla «immagine di Aurelio, un uomo sempre sorridente che a me pareva senza età. Quando lo vedevo, pensavo avesse 80 anni, non quasi 100, con quegli occhi estremamente acuti, accesi e il sorriso di chi ha attraversato la vita e sa dare importanza all’essenziale. Uno sguardo che esprimeva da persona che sa stare sveglia e pronta ad agire. Un uomo, come mi diceva suo figlio, capace di essere determinato e che ha sempre conservato la capacità di immaginare il futuro, la sua vita, una società nuova».



Poi i brividi con il suono del Silenzio e lo struggente canto di Signore delle Cime, intonato da un piccolo gruppo formato da alcuni componenti dell’Estudiantina e anche dall’ex sindaco Luciano Toscani, pure Alpino, la “Preghiera dell’Alpino” e le parole di Vincenzo De Salvo, capogruppo delle penne nere casalesi: «Aurelio, carissimo Alpino e amico, il 22 agosto 2021 sei “andato avanti”, come usiamo dire noi Alpini, non hai atteso l’arrivo del 4 settembre, data in cui avresti raggiunto il traguardo delle cento primavere, molte delle quali hai trascorso con noi prestandoti sempre con impegno per mantenere vivo il mito degli Alpini e per rendere migliore il nostro gruppo di Casalmaggiore. Nella tua vita centenaria hai vissuto esperienze incredibili e raggiunto importanti obiettivi: sei stato arruolato nel corpo degli Alpini, hai trascorso parte della seconda guerra mondiale combattendo tra le file dei partigiani, hai servito i tuoi concittadini con il tuo lavoro all’ufficio anagrafe, sei stato persona colta e brillante poeta, con le tue rime hai conquistato i cuori di molte donzelle. Grazie Aurelio, sei “andato avanti” sulle tue amate montagne di fronte alle Dolomiti di Brenta e qui le tue montagne ti hanno voluto tutto per loro. Ora che hai scalato l’ultima vetta e posato lo zaino nei cieli blu – ha concluso, con la voce incrinata dalla commozione – riservaci un posto vicino a te nel Paradiso di Cantore, noi ti ricorderemo sempre con affetto. Caro Aurelio, ci mancherai tantissimo».

Parole accolte da un applauso come quello che ha concluso l’intervento di Giancarlo Roseghini, presidente della sezione Anpi: «Caro Aurelio, c’è stato un momento in cui ti chiamavi Libero perché in quel periodo usare il tuo vero nome era pericoloso per te e i tuoi. Ed è stato quello il momento in cui hai maturato la capacità di agire. Di te mi rimane l’immagine straordinaria di quando, il 25 aprile 1945, sei sceso dalla Jeep saltando in piazza con il sorriso di chi ha raggiunto l’obbiettivo. Con i tuoi scritti hai saputo restituirci i sentimenti, le paure e le emozioni che un giovane di vent’anni provava. Quella libertà che tanti ragazzi come te ci hanno dato è una luce che ci illumina ancora, come il tuo sorriso. Un immenso grazie di tutto, Aurelio». All’uscita Fabio Fava con il suo clarinetto ha suonato Fischia il vento.

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