Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

LA STORIA

Afghanistan, Nur: «Io e mia moglie al sicuro, ma là c’è la mia famiglia...»

Ha 30 anni e si sente un sopravvissuto: «I miei abitano tra Kabul e i villaggi sulle montagne. Hanno molta paura, la situazione è tragica»

Bibiana Sudati

Email:

redazioneweb@laprovinciacr.it

23 Agosto 2021 - 06:25

Afghanistan, Nur: «Io e mia moglie al sicuro, ma la c’è la mia famiglia...»

Nur Mutahari

CREMONA - A 30 anni Nur Mutahari si sente un sopravvissuto. Figlio di una generazione perduta. Da bambino credeva che l’arrivo degli occidentali e degli americani portasse ordine e sicurezza nel suo l’Afghanistan, o per lo meno fosse la garanzia contro il ritorno degli studenti coranici, se non la soluzione alle mille divisioni che separano da secoli tribù diverse. Ora, adulto, è costretto a fare i conti con il crollo di ogni speranza.

«Il futuro ormai è oscuro – afferma affranto dalla sua casa di Cremona, dove vive ormai da 10 anni – . Tutto è perduto».

Nur vede solo macerie e un paese, definito dagli storici «la tomba degli imperi» per l’impossibilità di ogni potenza straniera di governarlo, implodere. È lucida la sua analisi, impastata alla sua storia personale e raccontata in un italiano quasi perfetto, imparato sui banchi dell’Itis Torriani dove si è diplomato come perito elettronico per poi intraprendere la carriera in una multinazionale.

«La verità è che ci hanno abbandonato tutti: il governo corrotto non è rimasto in piedi e l’esercito, privo di cibo, armamenti e ordini, si è disciolto. Il mio Paese non ha una coscienza nazionale – si infervora mentre cerca di tirare i mille fili di una situazione complessa –. Io mi sento fortunato, uno dei pochi che è riuscito a salvarsi. A luglio, prima che tutto precipitasse, anche mia moglie mi ha raggiunto. Ha 25 anni, una vita da ricostruire».

Deve adattarsi alla libertà. In Afghanistan, Nur ha lasciato il resto della mia famiglia: genitori, zii, cugini. «Abitano tra Kabul e i villaggi sulle montagne. Hanno molta paura, la situazione è tragica».

Le comunicazioni sono difficili, se non quasi impossibili: i talebani, al loro passaggio, hanno tagliato le linee telefoniche. Si vive con l’angoscia di essere costantemente sorvegliati: «I racconti sono tremendi – afferma Nur . Hanno sparato a persone che avevano il cellulare perché li hanno accusati di fare spionaggio. Sono spietati e brutali. Basta poco per essere uccisi. Da qui cerco di fare quello che posso».

Nur fa parte dell’etnia hazara, minoranza perseguitata. «Anche per questo i miei famigliari corrono un rischio grandissimo. Penso anche ai tanti ragazzi della mia età rimasti là: una generazione bruciata, senza futuro. Tante piccole conquiste raggiunte a fatica sono svanite nel nulla. Penso alle donne, trattate come bottino di guerra; cercano casa per casa ex militari o chi ha collaborato con gli occidentali».

Impotenza, rabbia e preoccupazione: il mix di sensazioni che si annida nel suo animo. «Spero che la comunità internazionale faccia qualcosa e salvi la mia gente».

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400